#thesleepyhamlet

giovedì 27 giugno 2019

IN VIAGGIO CON...ANTONIO

"Dopo aver ingoiato la polvere di mezza Arizona, una buona sciacquata di gola è la benvenuta."

Tex Willer (personaggio ideato G.L. Bonelli e A.Galleppini, 1948)




"Mi scusi Signor Willer, verrebbe un giorno a vedere il mare?"
La frase mi uscì così. La voce inaspettatamente ferma ma un po' troppo bassa, tanto che pensai di dovermi ripetere ed era già abbastanza imbarazzante trovarmi lì, impalato e forse tremante davanti a una leggenda del West.
Il Signor Willer se ne stava comodamente stravaccato su una sedia di legno coi braccioli, uno stuzzicadenti al lato delle labbra che puntava verso il bancone come le gambe distese, gli stivali incrociati con gli speroni che toccavano il pavimento di legno e segatura, lo sguardo rivolto verso il fedele pard seduto di fronte a lui. In mezzo al tavolo rotondo, un paio di patatine fritte smozzicate ai lati di piatti spazzolati, contenenti solo piccole ossa ripulite della carne. Indossava la classica camicia gialla, le colt che penzolavano dalle fondine, il cappello su una sedia, non mi aveva visto arrivare, dava le spalle all'ingresso. Era stato il Signor Carson a vedere che mi avvicinavo al tavolo, seguendo i miei passi insicuri verso di loro con lo sguardo fisso su di me per poi fare un cenno al suo amico che aveva alzato la testa con una espressione neutra, né infastidita, né incuriosita dall'arrivo di un tizio in jeans. Aveva solo posato lo sguardo attento sulla mia felpa, una blusa, l'avrebbe chiamata lui.
E adesso eccomi in mezzo alla sala di questo ristorante impolverato, un'oasi sulla pista battuta da commercianti di pellame e gente che andava in cerca di fortuna all'est e i pochi anziani del paese che giocavano a carte bevendo whisky di bassa qualità. Tutti mi stavano guardando. Piovuto da un altro tempo ero riuscito a fare una domanda al mio personaggio letterario preferito (cosa? vogliamo davvero credere che i fumetti non lo siano, letteratura? Santi numi!) e la domanda era stata se lui, 'Aquila della Notte', come lo chiamavano i suoi amici Navajos, avrebbe voluto vedere il mare. Con me. Un giorno.
Tex mi guardò.
Pensai di scappare, probabilmente ero rosso in viso perché sentivo le guance scottare. Pensai che se si fosse messo a ridere, non avrei mai più avuto il coraggio di viaggiare in quelle praterie, come avevo fatto per anni, fin da piccolo quando a otto o nove anni, tiravo per la gonna leggera mia madre per portarla sul retro dell'edicola, in quel gazebo vicino al mare, dove l'edicolante aveva stoccato tanti numeri vecchi degli albi dedicati al più famoso ranger dei fumetti, dove mi mettevo in ginocchio alla caccia di quel numero che mi mancava, mentre guardavo per la centesima volta i disegni iper colorati di quelle copertine magnifiche, lo sbaffo della firma dei disegnatori e il profilo del mio cavaliere del West preferito di sempre.
Pensai potesse dire 'Ragazzo, no grazie'. E allora con una riposta simile avrei potuto allungare la mano e stringere la sua, annullando le differenze di carta che c'erano fra noi, mischiando universi, in un contatto da sogno. Infatti, ripensandoci, forse non era questa grande domanda.
Tex il mare lo aveva già visto, sicuro, eppure non ricordavo una storia dove questo capitasse. Mi ricordavo distese, la Monument Valley, la profonda Arizona, il caldo Texas, fitti boschi ma il mare, mai.
Aveva mai visto il mare Tex? Non ne ero affatto sicuro. Quindi, porsi la domanda. Poi, capirai se in più di cinquecento albi non ci fosse mai stata un avventura sul mare. Impossibile. Smisi di leggere le sue storie verso i trentacinque anni, magari mi ero perso quella dove vedeva il mare. Eppure, non ne ricordavo una, forse ancorato ai panorami abituali, classici, come questo ristorante, come le bistecche con la montagna di patatine, come le piume fra i fermacapelli delle cameriere.
Ecco, adesso Tex prende il capello dalla sedia di fianco a lui, mentre fa un sorriso storto, gentile. Se lo appoggia sulla testa con appena qualche capello bianco e mi guarda. Prende lo stuzzicadenti e lo lancia preciso in mezzo al piatto vuoto. Nel ristorante tutti ci stanno guardando. Il pianista ha smesso di suonare, un paio di cameriere hanno vassoi colmi di boccali vuoti eppure anche loro ci fissano, curiose.
E se dicesse: 'Certo, ragazzo, andiamo a vedere il mare'. Mi stupirei, poi ci incammineremmo verso l'uscita, spalancando le porte del saloon per salire su destrieri e dirigerci al mare che è vicino, giusto la prossima pagina, basta girare verso destra ed eccoci qua, davanti al mare e nel disegno successivo seduti in riva al mare, lui con il cappello che magari si lamenta del caldo umido, diverso da quello della praterie e io che mentre ho un sorriso beota stampato in faccia gli chiedo se vuole fare un bagno, oppure se vuole stare solo lì a guardare il mare.
Guardare il mare con Tex Willer al fianco. Magari non direbbe una parola, oppure mi regalerebbe un ricordo, qualcosa che è sfuggito alle tavole di tante storie, qualcosa che potesse essere solo mio. Oppure, mi racconta di quella avventura dove ha visto il mare, quella che io non ricordo. Mentre io potrei raccontargli...non so, cosa raccontare a Tex? Ascolterei le sue parole o soltanto il rumore delle onde.
Non faccio in tempo a finire il pensiero che ecco, il Signor Willer guarda il suo compagno di tante cavalcate, si raddrizza sulla sedia, poi si alza con lentezza. Mi sorride, mi guarda dritto negli occhi e mi dice: 'Ragazzo...'.

La rubrica "In viaggio con..." si conclude qui, al mare. Dopo aver attraversato mezzo mondo e personaggi eterni. Quindi grazie Antonio, e grazie a tutti voi che avete partecipato. La nuova rubrica del giovedì partirà a settembre.

Come sempre, è stato un onore.

giovedì 20 giugno 2019

IN VIAGGIO CON...THE SLEEPY HAMLET

"Era spesso così con Adamsberg: non eri sempre sicuro di aver capito."

- Fred Vargas, L'uomo a rovescio (1999)




Chiudo gli appuntamenti del giovedì della "Scuola Librai" con il mio personaggio: Jean-Baptiste Adamsberg. Lo porto a Londra, il commissario dei libri della Vargas. Camminiamo di notte lungo il Tamigi invece che la Senna, tanto lui ama i fiumi. Ci fermiamo un po' davanti al Globe. Ripercorriamo i vicoli di Jack lo Squartatore; e sarà Adamsberg, finalmente, a risolverne il mistero. Lo seguirei nelle sue supposizioni e vorrei che esprimesse ad alta voce tutti quei pensieri delicati sulla vita e sulle persone che gli girano in testa e che non confida a nessuno. Ci perdiamo tra i murales delle vie più segrete, fino ad imbatterci in quello di Sherlock Holmes. Poi è mattina, arriviamo a Shoreditch, ci prendiamo un caffè e attraversiamo il mercato dei fiori - il Columbia Road Flower Market - nella via degli artisti. Il cielo è di un azzurro come solo il cielo inglese sa essere, e Adamsberg apprezza moltissimo. Pranziamo all'aperto, con la musica di Bowie in sottofondo, e di lì a poco ci saluteremo.   

giovedì 13 giugno 2019

IN VIAGGIO CON...FABRIZIO


"Perché trovo solo in sogno ciò di cui ho veramente bisogno, ciò che lascio steso qui al tuo fianco è solo ciò di cui son più stanco"

- Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche (1848)




Da l'Aquila con furore un abruzzese DOC, la simpatia, la voglia di ricostruire nella sua città e il sogno di una libreria-bistrot, che non rimarrà per sempre un sogno, io lo so. E stasera Fabrizio fa viaggiare anche noi:

Il personaggio letterario che vorrei incontrare in realtà non ha un nome. È un sognatore solitario, è il senza nome che vaga per le strade di San Pietroburgo ne "Le notti bianche" di Fëdor Dostoevskij. Lo porterei senza dubbio nel luogo dove la notte non è solamente il luogo e il momento dell’oscurità, ma è esperienza di infinito, di luce,di sogno. Lo porterei ad ammirare le stelle sulla piana di Campo Imperatoredove tante volte anche io, sognatore in erba, mi sono fermato a chiedermi: “possibile che sotto un cielo 
simile possa vivere ogni sorta di persone irascibili e colleriche?” e tante altre domande che occupavano la mia giovane mente. Mi piacerebbe sdraiarmi al suo fianco, sull'erba umida della notte, e vederlo sognare in silenzio. Immaginare i suoi pensieri,osservarlo fantasticare “del destino di un poeta…dell’amicizia con Hoffman
della notte di San Bartolomeo, di Diane Vernon, del ruolo eroico di Ivan Vasil’ěvic nella presa di Kazan, di Hus davanti al consesso dei prelati, della rivolta dei morti nel Roberto…di Minna e di Brenda, della battaglia di Beresina…di Cleopatra e dei suoi amanti…del proprio cantuccio con accanto una dolce creatura che lo 
ascolti in una serata d’inverno con la boccuccia e gli occhi spalancati”. E chissà, scorgere un sorriso sul suo viso al passaggio di una stella cadente, una stella di nome Nasten'ka, fugace amore, durato appena il tempo di tre notti. Forse una stella cadente od un amore fugace sono proprio quell'attimo di beatitudine che riempiono di senso la vita di un uomo, sognatore e solitario. E quando arriva il giorno sentire tutto il peso del ritorno alla realtà…aspettando un’altra notte bianca.

Buonanotte a tutti, cari sognatori.

giovedì 6 giugno 2019

IN VIAGGIO CON...CARLOTTA

"All'improvviso, mi sono ritrovata con il cuore infranto e la vita impacchettata in una valigia"

- Amy Plum, Die For Me (2014)




Stasera Carlotta, la più giovane della Scuola Librai, la sua dolcezza e la sua determinazione. Ha già lavorato in una libreria e vorrebbe creare "just read", la libreria a domicilio. Ci porta in un viaggio fantastico: 

Ho giusto ora finito di leggere la trilogia di Amy Plum. Trilogia fantasy che inizia con “Die For Me”. Segue il libro “Until i die” e si conclude con “If I Should Die”. La protagonista di questo libro si chiama Kate Mercier come me è una grande lettrice. Legge maggiormente classici. Dopo la morte dei suoi genitori è costretta a trasferirsi a Parigi per vivere con i nonni. Lei non è una ragazza che ama uscire con gli altri o socializzare tanto che nella nuova scuola non lega con nessuno e l’unico modo che possiede per fuggire dal mondo è leggere. Da subito il problema che riscontra è quello di non riuscire a trovare un luogo tranquillo dove poter leggere senza essere disturbata. Per questo la porterei nel luogo che preferisco di più. Il mare... Da quando sono bambina passo le mie estati in una località di mare. Lo adoro per il senso di pace e tranquillità che mi trasmette. È l’unico posto dove sono io e i miei libri. Per questo la porterei li. Per dare anche a lei la possibilità di trovare quel posto. Quel posto che a prescindere dai problemi e da tutto ciò che la circonda riesce a dare un senso di serenità. Ebbene si, cara Kate, anche se ti sei innamorata di un immortale (tutto ciò avverrà nella storia non lo dico per lasciarvi la curiosità di leggerlo) io ti porterei con me in quel posto magico che è il mare. Oltre che portarti li per farti leggere in tranquillità avrei un sacco di domande per te. Cosa si prova ad innamorarsi di un ragazzo che è risuscitato? Cosa hai provato quando i tuoi genitori sono morti e sei stata costretta a cambiare la tua vita in modo radicale? Come pensi di affrontare ora il futuro? Cosa vorrai fare dopo la scuola? Insomma una conversazione vera e propria con uno dei personaggi che ho amato di più ultimamente.

Grazie, Carlotta.

giovedì 30 maggio 2019

IN VIAGGIO CON...SIMONE

"I libri di Arturo Belano erano:
Le parfait criminel di Alain Jouffroy.
Le pays où tous est permis di Sophie Podolski.
Cent mille milliards de poèmes di Raymond Queneau."

- Roberto Bolaño, I detective selvaggi (1998)




Vivido, il racconto di Simone, compagno della Scuola Librai. Perché lui sa scriverli bene, i racconti. Filosofo, giornalista, in testa la creazione di una libreria in un quartiere di Roma. L'invito è ad immergersi:

C’è un solo personaggio letterario con cui mi vedrei in viaggio. Si chiama Arturo BelanoC’è un solo luogo in cui mi verrebbe in mente di portare Arturo Belano. Questo luogo è Napoli. Probabilmente, nel mio immaginario stereotipato, Napoli è la città che più mi
ricorda l’Argentina o il Messico di certi autori. Arturo Belano è una sorta di alter ego di Roberto Bolaño. Appare principalmente ne "I detective selvaggi". Arturo Belano fonda avanguardie letterarie, scompare nel nulla, qualcuno dice di averlo visto in Spagna, qualcuno dice che è ancora a Città del Messico, le testimonianze diventano racconti, e la sua figura a volte sbiadisce nelle sembianze di un fantasma irraggiungibile o di una menzogna. Lui, però, è sempre alla ricerca, insieme a Ulises Lima, di una misteriosa poetessa di nome Cesarea Tinajero. (Io, forse, continuerò
sempre a cercare Arturo Belano). E allora, dicevo, non mi dispiacerebbe incontrarlo a Napoli, che per me è una città che
evoca la stessa “sospensione” che trovo nei brani di Bolaño e nelle ricerche dei suoi personaggi-detective-poeti, in realtà perenni attraversatori del disordine di voci ed esistenze
minori che costantemente incontriamo e ignoriamo lungo quell’arco infinitesimale di tempo
in cui ci definiamo viventi.
Nella retorica comune Napoli è la città del sole. Eppure è soprattutto la città delle ombre, dei vicoli popolati da soggetti marginali, di palazzi cicatrizzati che oscurano la luce, di
brandelli di spazio in cui dominano altre regole, altri linguaggi, altri codici rispetto al mondo in superficie. Napoli è una città in cui smarrirsi cercando qualcuno o qualcosa. E, in una sorta di crossover letterario, questo qualcuno e qualcosa potrebbe essere la Maga, la donna intorno a cui ruota Rayuela di Julio Cortázar, libro amato da Bolaño, emblema ancora una volta di una ricerca impossibile, di un fantasma senza nome che è l’ennesimo tentativo
di dare forma al caos, liberarsi dal tempo e incidersi dentro che non è la fine. Poi un mattino, scendendo nella hall dell’albergo, non avrei trovato più il mio compagno di viaggio sprofondato sulla poltrona ad aspettarmi. Avrei chiesto di lui alla reception. Allora
l’uomo in divisa mi avrebbe risposto che Arturo Belano era andato via nemmeno un’ora fa, saldando il conto della sua camera. Non era solo, avrebbe aggiunto; con lui c’era una donna. Ma l’uomo della reception non l’aveva mai vista prima.

Devo dirtelo, Simone, Arturo Belano rispecchia, a tratti, l'immagine che ho di te. 

giovedì 23 maggio 2019

IN VIAGGIO CON...FRANCESCA


"La gioia della vita deriva dai nostri incontri e dalle nuove esperienze, pertanto non c'è gioia più grande di avere un orizzonte costantemente diverso, vedere ogni giorno un sole nuovo e differente."

(dalla lettera che Christopher McCandless scrisse ad un amico)

- Jon Krakauer, Nelle terre estreme (1996)




Stasera partiamo con Francesca della Scuola Librai e con la sua voce: soul e potente, come il canto di una moderna sirena. Canto che attira i viaggiatori in quelle terre bellissime da cui proviene: Formia, il litorale laziale, il mare, le sue isole. E da lei stasera arriva il moderno Ulisse, vagabondo, solitario, innamorato del viaggio, la cui avventura è stata raccolta nel libro "Into the Wild", tradotto in italiano "Nelle terre estreme". Ce ne parla lei:
Il viaggio inteso come incontro e scoperta, come modo per aprire la mente a nuove visioni, per tirare fuori il coraggio di raggiungere la libertà inseguendo la propria natura. È per questo che scelgo di partire con Chris McCandless e di seguirlo all'inizio del suo viaggio. Ho mille domande da porgli, voglio davvero capire cosa l’ha spinto, perché ha seguito quell'itinerario e cercato quella meta.

Mi affascina la sua scelta di fuggire dalla convenzione sociale, dalla vita già pianificata dopo l’università, il coraggio di lasciare i propri affetti e tutte le sue certezze. Era un ragazzo all'incirca della mia età e già sapeva cosa voleva dalla vita. Sapeva che solo ampi spazi aperti e la natura selvaggia potevano metterlo in contatto con la parte più intima di se stesso e con quella libertà che tanto agognava.

Perché Chris? Cosa speravi di trovare al di là di quegli orizzonti? Come potevi pensare di farcela? Perché credevi che solo la solitudine potesse essere la scelta giusta? Perché l’Alaska?
So che non riuscirei mai a seguirti fin lì, ma vorrei iniziare il viaggio con te, per cercare le risposte a tutte le domande che mi pongo quotidianamente e soprattutto per capire, grazie a te e alla natura selvaggia, dove posso trovare la mia libertà.


Spero Francesca, di non essermi intrufolata troppo nel tuo viaggio immaginandomi che il vostro punto di partenza e d'incontro fossero i tuoi luoghi; mi son concessa questa libertà, perché è di quella che ti fa venir voglia Chris: di osare. Lui lo fa davvero, lasciando tutto, famiglia (benestante) compresa. Decisione forse estrema, che pagherà a caro prezzo ma che ci dice molto sulla fedeltà a se stessi. Dopo aver visto il film, non sono più riuscita a staccare la sua immagine dalla voce di Eddie Vedder. Vedi, con te - Francesca - dalla musica si parte e alla musica si torna!  

giovedì 16 maggio 2019

IN VIAGGIO CON...ANDREA

<<Cosa pensavamo di poter trovare qui? Un'esperienza capace di dare una svolta alla nostra vita, di saldarci insieme in un solo, poderoso, inarrestabile gigante a cinque teste, un Godzilla dei trend di mercato? Diavolo, non ne ho idea; io a questa cazzata dello spirito di squadra non credo affatto.>> 

- Mykle Hansen, Aiuto! Un orso mi sta mangiando! (2008)










Torna la Scuola Librai, e torna con Andrea. Quando recentemente gli ho fatto notare che lo vedrei perfettamente nei panni del protagonista di American Psycho in versione cinematografica non l'ha presa bene. Ma non si è arrabbiato; perché lui, anima gentile, s'inalbera ma non si arrabbia (a meno che non si trovi davanti del cioccolato). Poi, io, intendevo solo visivamente. Arriva da Scienze Politiche, ha portato un po' di Milano a Roma, assieme alla sua ironia. Sceglie un personaggio e un luogo che mai avrei accostato, scatenando quella magia che solo le contraddizioni hanno il potere di fare:
  
Paradossalmente, io che mi professo poco legato ai luoghi, non ho avuto dubbi sul dove portare il mio personaggio: a Lisbonacidade encantadora, bellissima e disperatamente sentimentale che mi è entrata nel cuore all'improvviso, all'alba di un giorno di marzo. Il mio compagno di viaggio, invece, è stato scelto dopo una lunga e combattuta corsa a due, tra due personaggi antipodici come pochi altri. Onore delle armi allo sconfitto, il topo Firmino, sognatore mai rassegnato, ma ad arrampicarsi con me lungo le salite della capitale portoghese sarà l'unico, il solo, l'inimitabile (a lui piacerebbe essere presentato così) Marv Pushkin. Marv è un astro nascente tra i corporation yuppie, devoto a sé stesso, al successo ed agli antidolorifici sintetici, soprattutto dopo (e durante) i concitati eventi che lo vedranno assistere impotente alla masticazione dei suoi piedi da parte di un orso. È il protagonista perfetto per un remake surreale di American Psycho, un irriverente bastardo che sbeffeggia uomini e sentimenti con un'ironia feroce beandosi della propria eccezionalità. E sono proprio il suo sconfinato egocentrismo, il suo cinismo imprenditoriale, il suo disprezzo per il prossimo e la follia che infine lo consuma ciò che voglio portare ad un miradouro, ad ammirare lo spettacolo del sole che si spegne nelle acque del Tago. E mentre ridiamo ad una delle sue caustiche battute, la struggente melancolia di un fado in sottofondo ci avvolge e ci culla, riempiendo i vuoti del nostro cinismo di amore, dolore, speranza, vita.

Grazie, Andrea. 


Area degli allegati

giovedì 2 maggio 2019

IN VIAGGIO CON...MERI

"Ascolta il silenzio" diceva Margherita al Maestro, e la sabbia scricchiolava sotto i suoi piedi nudi, "ascolta e goditi quello che non ti è mai stato concesso in vita: la quiete."

- Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita (1967)




L'abbiamo riconosciuta tutti, vero, la città dalle infinite contraddizioni? Che però ti ruba il cuore. Meri, di Macerata,  fedelissima compagna della Scuola Librai, decide di portare il suo personaggio femminile proprio lì, in quel luogo vivo e pulsante che secondo me si presterebbe anche all'idea di libreria che lei progetta: meticcia e multiculturale. Ne scrive così: 

A Napoli, nella città del cuore e della felicità,città dai mille volti e dalle mille possibilità, mi porto Margherita (de "Il Maestro e Margherita"), donna intrappolata in un matrimonio infelice, capace di trasformarsi in strega per ritrovare il vero amore e vivere con lui in un limbo di esistenza e non esistenza.

E allora io me le immagino queste due donne meravigliose e col cuore grande, a volare di notte, sui tetti partenopei. Donne che hanno avuto una storia complicata come quella del romanzo di Bulgakov, scritto nel 1928 e la cui pubblicazione fu impedita fino al '67. Donne che hanno resistito; pragmatiche, sempre pronte ad aiutare gli altri ma che stasera decidono di riprendersi la propria libertà. E di viversene la poesia. 



giovedì 25 aprile 2019

IN VIAGGIO CON...DAVIDE

"Allora vai senza perdere altro tempo, vai veloce mentre l'ultima luce si spegne, vattene da Derry, allontanati dal ricordo... ma non dal desiderio."

- Stephen King, It (1986)




Il progetto di Davide è quello di creare una libreria con la moglie che sia anche uno spazio sociale, in un paese fiorentino in cui si è trasferito per amore. Ama il genere horror e sceglie di viaggiare con il personaggio di un romanzo che io inserirei tra i libri irrinunciabili; e lo porta indietro, in un luogo di ricordi:


Non ho mai amato il mare.
Nondimeno la fortuna di esser cagionevole di salute mi ha quasi fatto cambiare idea. Durante la mia infanzia, sono stato impegnato in lunghe tournée ospedaliere, settimane e settimane chiuso in casa con l’unica compagnia del Ventolin. Soffrivo di bronchite asmatica. Il che voleva dire evitare tutti quei divertimenti che i bambini si godono prima di crescere. La lettura divenne la mia compagnia fedele. La malattia, o la maledici per tutta la vita oppure cerchi di vedere cosa di buono abbia da offrirti. A me la bronchite asmatica ha dato la possibilità di innamorarmi del mare. Eh già! Chi l’avrebbe mai detto! Il mare d’inverno in Liguria è meraviglioso. Improvvisamente diventa un luogo poetico, lirico, commovente. Le passeggiate sul lungomare, l’assalto alle librerie, il vento sprezzante che quasi ti solleva da terra. Basta chiudere gli occhi e ti par davvero di volare. Immaginazione. A volte è l’unica cosa che hai. L’unica amica fedele su cui puoi sempre contare. Ci ho passato la mia infanzia e la mia pubertà a Varazze. Tramortito e stupito davanti al mare mosso, indomito e indomabile. Una forza divina, una potenza che ignora la volontà degli uomini di
donarla. L’essenza di Dio. Fu durante uno di questi lunghi e tristi inverni che acquistai It di Stephen King. Il mio autore
preferito. Mi ero messo in testa di fare lo scrittore come lui. Era il mio dio, quello che sapeva strapparmi dalla tristezza e farmi sentire vivo, felice. Tutti quei mostri, quelle cittadine anonime,
quei personaggi normali, comuni, si riflettevano sulla mia famiglia, i miei amici, e i mostri che avrei tanto voluto evitare di incontrare ma che purtroppo hanno stravolto la mia vita. Mostri umani, altro che vampiri e licantropi! It è stata un’esperienza intensa, forte. It è il libro in cui mi sono imbattuto in un personaggio straordinario, un personaggio che ho amato e amo profondamente anche oggi. Parlo di EddieEcco, spesso mi immagino di camminare per le vie di Varazze in sua compagnia. Liberi dal nostro Ventolin, liberi dall’asma, dalle madri opprimenti, dalla società che ti etichetta come perdente, debole, sfigato. Te lo dicono tante volte che poi ci credi. E invece noi perdenti siamo quelli che affrontano i mostri e li distruggono. Possiamo farlo perché al contrario di quelli che si sentono forti
perché da vigliacchi se la prendono solo con i deboli, noi lottiamo da una vita. Insieme, indivisibili. Non c’è distanza tra Derry e la Brianza, non c’è distanza tra me ed Eddie. Perché consci dei nostri
limiti, vittime di dolori e sofferenze mediocri, votati all'anonimato, eppure sempre in prima fila, pronti allo scontro finale con It, disposti al sacrificio se questo sarà utile alle persone a cui vogliamo bene.
I perdenti sono stati compagni di avventure e imprese epiche nei giorni più neri e terribili della mia vita... Ho lottato e sofferto con loro, stando sempre accanto ad Eddie. Un ragazzino con l’asma, un adulto non risolto, un eroe che con coraggio colpisce quasi a morte il più spaventoso tra i mostri mai apparsi nel mondo della letteratura. Sì, Eddie e io ci meritiamo montagne di focacce alla genovese, pomeriggi ad ammirare la forza del
mare mosso, l’aria che brucia nei polmoni e ci fa respirare.
Un lungo respiro per sopravvivere a un mondo soffocante.

Nulla da aggiungere. Grazie, Davide.

giovedì 18 aprile 2019

IN VIAGGIO CON...JOLE


"Sta attenta, hai detto, l'orgoglio ti raffredda l'animo, può darsi, ma il dolore, madre, anche il dolore lascia una terribile traccia."

- Christa Wolf, Medea. Voci (1996)






Probabilmente quando Jole, collega della Scuola Librai, mi ha scritto del suo personaggio, era alla tragedia di Euripide che pensava. Già, perché lei ama la cultura classica, e questo amore lo nasconde dietro uno sguardo di ghiacchio, lunghi capelli biondi e selvaggi, un'aria gitana. Affascinante come le sue parole, non poteva che portarci nella sua terra: 

Medèa, ho deciso di incontrarti qui, tra i ruderi di Castel Fiorentino di Puglia, questo posto ha goduto delle ultime ore di un grande Re, è qui che è morto Federico II, qui che si è svelato l’oracolo nefasto, qui che ti porterò, perché per  confrontarmi con te ho bisogno di una terra potente, della violenza dell’erba e del silenzio. Vorrei che tu ti sdraiassi con me, che non mi parlassi con ira di Giasone, di tuo padre tradito, della tua terra abbandonata, degli oltraggi, io vorrei che tu qui ti arrendessi, che piangessi e che ti facessi abbracciare; ho portato del vino, beviamo e ti prometto che non avrò paura di stringerti, perché vorrei che tu fossi qui per godere del perdono, e tu capace di vincere il fuoco e di combattere eserciti di giganti nati da denti di drago capirai di aver perso, di esserti inflitta la più tragica tra le sconfitte. Restiamo in silenzio fino al tramonto, di sangue e di fuoco che vedremo da qui e lasciamoci in silenzio, riattraversa il mare, tra questa terra che chiude i porti, torna indietro perdona e salva! Buon viaggio.

Grazie Jole, per questo pensiero che è poesia pura; per averci fatto percepire il fuoco, che magari hai dentro anche tu; per il rifugio, e non il giudizio, che hai offerto a Medèa.   

giovedì 11 aprile 2019

IN VIAGGIO CON...STEFANO

"Leggevo e leggevo, ed ero affranto e solo e innamorato di un libro, di molti libri, poi mi venne naturale, e mi sedetti lì, con una matita e un lungo blocco di carta e cercai di scrivere, fino a che sentii di non poter più continuare perché le parole non mi sarebbero venute come ad Anderson, ma solamente come gocce di sangue dal mio cuore."

- John Fante, Sogni di Bunker Hill (1982)


 

Stasera è il turno di Stefano, collega della Scuola Librai ma soprattutto attore. E me lo immagino anche bravo. Personaggio istrionico per antonomasia, dunque, coltiva il progetto di una libreria che affianchi la sua compagnia teatrale. Amante di geniali scrittori troppo spesso sottovalutati, tra cui D'Annunzio, stasera Stefano ce ne propone un altro dello stesso calibro, in un curioso incrociarsi di alter-ego:  


Voglio portare a teatro Arturo Bandini, il protagonista di molti romanzi di John Fante. Porterò Bandini prima a bere, poi andremo di corsa a Torricella Peligna. Nel teatrino della parrocchia di Torricella, in Abruzzo. Il padre di Fante partì da Torricella per gli Stati Uniti d’America. In teatro farò accomodare Bandini in platea. Da solo, uno spettacolo tutto per lui. In scena comparirà Arturo Pavia detto “Arturo lo chef”, personaggio teatrale che interpreto da 15 anni. Arturo Pavia è il figlio più o meno legittimo di Arturo Bandini. Sarà uno spasso, Bandini conoscerà suo figlio e riconoscerà la sua stessa testa di ca**o. Sarà una folgorazione, a fine serata fiumi di vino, arrosticini e risate fino all’alba.

Ode a John Fante dunque e a uno scrittore per anni rifiutato dalle case editrici americane. Che si sbagliavano. Quindi grazie, Stefano, di averci ricordato, con lui, che la passione attraversa mille difficoltà ma, se inseguita, ripaga sempre.     

giovedì 4 aprile 2019

IN VIAGGIO CON...ANGELA

"Spalle leggermente curve, mani e piedi grandi, abiti un po' cascanti e l'aspetto ingrato di una ragazza che si trasforma, riluttante, in donna: ecco Jo."

- Louisa May Alcott, Piccole Donne (1868)


Orchard House, Concord - Massachussets



A spasso con Jo, da Assisi al Massachussets

Lei rivoluziona. Dà il titolo al suo pezzo. Mi manda la foto di un posto in cui non è ancora stata. Lei, anima delicata, che mai ti aspetteresti veder oltrepassare le righe. E invece. Angela, che sogna la sua libreria, si scopre pian piano e rivela un cuore grande, ribelle, affamato e curioso:


C’è una donna che mi accompagna fin dall'infanzia, un’amica, una sorella, una compagna d’avventure. È Jo March, la sorella ribelle di “Piccole donne”, beniamina di tante bambine della mia generazione e forse anche delle bambine di oggi. Perché Jo è l’amica sincera, è quella che fa a pugni con la femminilità, quella che si sente fuori posto, quella che monta la rabbia tutto di un botto quando sente un’ingiustizia salvo poi tornare dolce e tenera una volta passata la tempesta e un personaggio così non può che essere universale. Io ho avuto e ho la fortuna di averla accanto a me, quando da timida e impacciata d’improvviso mi trasformo in un’impavida paladina della giustizia, o quando mi crogiolo nei miei dispiaceri e delusioni, quando vado fuori dalle righe e faccio la bizzarra con un cappello o una borsa stravagante o un atteggiamento poco appropriato, quando butto all’aria il convenzionale e mi tuffo in un’avventura nuova, pur di trovare la mia strada.
Jo  mi ha accompagnata nei miei viaggi e gite da bambina, nelle tanto agognate vacanze scolastiche, preludio della gioia di esplorare il mondo, quando all'improvviso sentivo di essere grande senza neanche rendermene conto e senza sforzo; nelle vacanze al mare quando il momento più eccitante era lottare sul bagnasciuga con i cavalloni nelle giornate da bandiera rossa; nei primi viaggi da adulta dove è iniziata la ricerca assurda e spasmodica di riuscire a vedere il più possibile, capire il più possibile, sentire il più possibile dei luoghi visitati, con la consapevolezza dolce  e amara insieme che  non ci sarà mai il tempo necessario per vedere, toccare, annusare ogni angolo della terra.

 Jo era ed è con me nelle mie letture, dove il viaggio è immaginato ma non per questo meno eccitante o reale, dalla Londra delle carole di Natale di Scrooge, alla brughiera inglese con i fiori selvaggi, l’erica e la sensazione del vento nei capelli dove ho incontrato Jane Eyre e Sir Rochester; era con me sui piroscafi, i treni e il dorso dell’elefante in India con il Signor Fogg e Passepartout; con me e Jack Kerouac attraversando gli States in lungo e in largo. So che continuerà ad essere con me in tutti miei futuri viaggi, voli pindarici, inciampi, cadute e rinascite. C’è però un luogo speciale che un giorno visiteremo insieme, dove vorrei che lei mi portasse, nella vecchia casa della famiglia March, perché esiste veramente…a Concord, nel Massachussets, c’è la casa dove visse Louisa May Alcott, la vera Jo, traendo ispirazione per “Piccole donne” e i suoi personaggi dalle vicende della vita familiare: ci sdraieremo sul tappeto davanti al cammino, andremo in soffitta a  fare i “pellegrini”, cercheremo nel baule i vestiti delle pieces tante volte interpretate, andremo nella stanza che Louisa/Jo condivideva con la sorella Anna/Meg ed accarezzeremo lo scrittoio che vide la luce di un capolavoro della letteratura per ragazzi.

In in un mondo che corre noi ci fermiamo, grazie ad Angela, in una vecchia casa di campagna americana. E ci lasciamo cullare.  


giovedì 28 marzo 2019

IN VIAGGIO CON...MATTIA


"Chi non crea non può fare a meno di distruggere."

- Ray Bradbury, Fahrenheit 451 (1953)


Darvaza, Turkmenistan. È un enorme buco nel deserto che si è formato durante una trivellazione dei russi per estrarre gas. Da quel momento in poi non ha smesso un solo secondo di bruciare


Sulla scia del binomio libraio-archeologo, presento il secondo collega della Scuola: Mattia. Di Asti, silenzioso ma attento, un po' misterioso. Il suo progetto è quello di una libreria itinerante, quindi attenzione, che un giorno potreste vederlo spuntare nel vostro paese. Scelta importante, la sua:

Decidere di fare un tour delle repubbliche centroasiatiche non è scontato. Farlo facendosi accompagnare da Guy Montag (Fahrenheit 451) potrebbe però diventare interessante.
Il “Regno degli Stan” (Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan) include un’immensa area geografica di cui le cronache non parlano o che mediamente ignorano. Governati da regimi finto-democratici in cui le elezioni vengono vinte da candidati forti con il 98-99% del consenso, non ammettono di fatto opposizione interna. La libertà di stampa è inesistente e la conoscenza è solo conoscenza di partito. La democrazia non ha cittadinanza a sud della “Grande Madre Russia”. Al contempo, devo ammettere, sono nazioni caratterizzate da paesaggi naturali stupendi, zone per lo più desertiche tra le più pericolose al mondo ma ricche di fascino e di storia millenaria.
Che senso ha, direte, portarsi dietro Guy Montag? Se ci limitassimo a visitare i paesi per le loro bellezze non ci sarebbe nulla da ridire. In fondo, dopo tutto quello che gli succede in Fahrenheit 451, ci sarebbe solo da pagargli un biglietto di sola andata per le Maldive e poi spiaggia e cocktails tutta la vita!
E invece no, Guy può capire perché lo porterei nelle repubbliche centroasiatiche e potrebbe aiutarci a capire il perché queste abbiano deciso che la libertà di pensiero e la conoscenza non siano una priorità. La pericolosità del sapere data in mano al popolo genera molto spesso problemi a chi è abituato a sentirsi sempre dire di sì.
Guy questo lo ha capito a sue spese e sono convinto che saprebbe testimoniare a tutti noi come possa essere facile perdersi nella tranquillità di una vita fatta di ignoranza e di disinformazione. Voler cambiare le cose è una decisione che spetta ad ognuno di noi. Sono sicuro che lui saprebbe stimolare le menti di quei popoli oscurate da troppo tempo e offrirgli quella fiamma che da tanto manca negli Stan.  

Grazie, Mattia, di esserti portato dietro uno dei miei personaggi del cuore. E di averci fatto un po' pensare.

giovedì 21 marzo 2019

IN VIAGGIO CON...DOMIZIA


"Una convinzione non è profonda, se non produce un'azione."

- Jane Austen, Emma (1860)



Da due settimane frequento la Scuola Librai Italiani a Roma. E proprio i colleghi della Scuola saranno i nuovi protagonisti della rubrica del giovedì: partiamo con Domizia, archeologa romana che coltiva il progetto di aprire un caffè letterario.
La parola a lei:

"Alla domanda "che personaggio porteresti con te da qualche parte", di primo impatto sono rimasta spiazzata. Pensandoci un po' su e scandagliando i meandri della mia ormai fragile memoria, si è formata una immagine ben precisa...un personaggio dell'autrice Jane Austen! Ebbene si, sono andata su un classico. Il personaggio con il quale avrei voglia di fare un viaggio è....rullo di tamburi.... Mr Knightley (dal romanzo "Emma"). Eh già, ritengo si incastri perfettamente con il mio carattere essendo un uomo che lavora sodo, ha buon senso e sensibilità nel capire le persone, ha carattere e diplomazia in situazioni scomode. 
Detto ciò lo porterei a Copenaghen, una città che ho amato molto perché, oltre a essere vivibilissima, ha anche una vita che si sviluppa sul mare. Ha enormi spazi aperti dove poter passeggiare ed essendo una città marina, è possibile partecipare ad aperitivi in barca. Si può ascoltare buona musica all'interno del parco di divertimenti che si trova al centro della città (Tivoli) e divertirsi sulle sue giostre. È culturalmente attiva e vi sono molti musei e le dimore della regina danese. Curiosi sono i festival e le rievocazioni della vita al tempo dei vichinghi compresa la navigazione in mare utilizzando ricostruzioni di navi antiche.Ma, soprattutto, si può provare l'ultima birra prodotta dal birrificio Carlsberg e visitare la LEGO!" 


Grazie, Domizia! A domani

giovedì 14 febbraio 2019

IN VIAGGIO CON...FABIO

"Magari arrivi che senti la tua solitudine farsi pesante ma è un gioco diverso ed essere soli fa molto più male in mezzo alla gente..."

- Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini (1980)





Ci trasferiamo in India, stasera; più precisamente a Leh, capitale del Ladakh, nell'estremo nord, al confine con Pakistan e Cina. Fabio ci è stato l'estate scorsa e oggi decide di portarci un personaggio particolare - Giusy. Protagonista del racconto "Postoristoro" di Tondelli, Giusy è un trans che si muove tra le strade di una Reggio Emilia di piste, nebbia e locali della seconda metà degli anni Settanta. Ricordiamo che la raccolta di racconti "Altri libertini" di Tondelli, entro cui s'inserisce questo racconto, venne ai tempi sequestrata e messa sotto inchiesta per oscenità, fino al processo all'autore nell'81. Tondelli viene assolto in formula piena e il libro riportato in circolazione.

La parola a Fabio, che porta un po' di Emilia in terre lontane:

"Al World Garden cafe anche i tavolini raffazzonati riconoscerebbero l’incedere strascicato di Giuseppe, se solo avessero orecchie. Stivaletto scamosciato, taglia 46, jeans col risvoltino, maglia di fresco lana, di un ecru che ricorda le civetterie forzate della sua vita passata di tossico e marchettaro. Nella scansione dei passi si avverte ancora l’eco delle notti brave al Posto Ristoro di Reggio Emilia. A Leh lo conoscono tutti come Peppe, o Giuseppe. Lui, quassù, a quota 3.500 metri, nell’austera sentinella del Ladakh, è quell’occidentale eccentrico che per campare fa di tutto un po’. La guida per foresti, l’idraulico, la raccolta delle albicocche e il guardiano di yack. Lui è Giuseppe o,  più semplicemente, l’Italiano.
E’ il 17 di Luglio e il Garden cafe non è ancora affollato dai trekker invasati che invadono il Ladakh nel mese di agosto. C’è spazio ovunque, nel giardino che si affaccia su Changspa Road, anche sotto quella frasca che si inarca sul tavolino come la frangia che gli increspa la fronte. Più in alto, molto più in alto, la frangia cisposa si disperde nello slancio granitico del Palazzo di Leh. Si accende una di quelle terribili sigarette indiane alle quali non ha ancora fatto l’abitudine, dopo cinque anni di esilio come una maria pentita. Qua, dall’unico tabaccaio, si trovano solo sigarette nazionali, in due taglie: per palati light e palati strong. Giuseppe c’ha il palato strong, circa un pacchetto al giorno, e ordina al ragazzo in infradito un tè alla menta. Ci era rimasto proprio male quando un dentista sdentato dello Staffordshire gli disse che se ne doveva andare a Marrakech, se ci teneva tanto al tè con la menta. Propio un brutto male…
Eppure si fa presto a dimenticare, specialmente quando c’hai ben altro sul groppone da scrollarti di dosso. Fu così che riuscì a rinunciare all’alcol senza neppure il conforto del tè alla menta.
Felipa e Francisco furono annunciati dall’aria spavalda di chi ha visto il mondo tutto in tondo e si appresta a raccontartelo con le smorfie e i su e giù con la testa. Sono di Alicante, lui gelatiere, lei corriere, e hanno contattato Giuseppe alla casella info@hikeandbike.
Funziona, quell’indirizzo di posta, soprattutto per via di quel ‘bike’, particolarmente evocativo, a queste latitudini.
Ci credi, Felipa, Ganesh è l’unico emigrato da Dehli in Jammu-Kashmir. Dice che soffre troppo l’umidità della grande capitale e i monsoni dell’Uttar Pradesh” fa Giuseppe nel suo itagnolo, mentre Ganesh accompagna altre tre tazze di tè alla menta con una ciotola di samosa.
Finiti i convenevoli, Giuseppe lascia la solita manata di rupie al cameriere di Dehli e raccoglie le borse. Le Royal Enfield sono parcheggiate all’angolo con Changspa Road. “Make like a gun, goes like a bullet", ed è proprio la Bullet ad attenderli con il suo monocilindrico scoppiettante come una rumba.
La frangia di Giuseppe non si scompone nemmeno sui tornanti che si inerpicano fino all’ultima curva, quella che precede il Khardongla cafe. Dietro l’insegna dal sapore esotico, appiccicata con l’adesivo su un prefabbricato bianco, si nasconde lo spartano caffè dei guinness. Mica il surrogato di Nescafe che ci rifilano al  bancone. Il Khardongla millanta a chiare lettere di essere la caffetteria più eremita che c’è, dall’alto dei suoi 18.380 piedi. Eremita si fa per dire, in ragione degli sciami di Euro 0 a due ruote che smarmittano in processione.
Me encanta” sibila Marja.
Contenta tu” pensa Giuseppe. Il Posto Ristoro non gli manca, o forse sì. Lui sa perfettamente che oltre la cresta del Khardungla è raggomitolata sorniona la Nubrah Valley. Lì il rombo claudicante delle Royal Enfield cederà il passo alle mandibole asincrone dei cammelli sulle dune in alta quota. E sarà proprio lì che il Bibo, l’umanità sfibrata del Posto Ristoro e lo stanco rituale di quel passo carrabile dell’Himalaya sfumeranno nel fumiginoso alitare di un chai bollente. Per Giusy, l’Italiano, non sarà il tè con la menta, ma nemmeno la tiritera sdentata della Molly su quel gran casino di cui non si è mai data pace..."

E grazie a Fabio che, in questo S.Valentino, ci fa immergere in un breve racconto, in uno spaccato di vita che affianca la ruvidezza del rock di provincia alla maestosità della natura orientale. Mix alternativo. Buona rilettura!  

giovedì 24 gennaio 2019

IN VIAGGIO CON...SARA

"[...]ci rendiamo conto che l'unica cosa assolutamente costante è il mutamento - un mutamento improvviso, catastrofico e tutt'altro che confortevole. Perché uno squilibrio deve essere un problema, se lo stato naturale delle cose è il cambiamento?"

- Kary Mullis, Ballando nudi nel campo della mente (1998)



Leggo le sue parole e mi viene voglia di prenotare un viaggio all'istante, o più precisamente di partire per il mare, che Sara rincorre da sempre, che fa parte di lei, che la chiama e la riconcilia col mondo; quindi lo sceglie, come elemento di vita e come luogo in cui portare il suo personaggio, che è una persona reale, uno "scienziato", autore di un'autobiografia. 
La foto che ci manda è stata scattata in Sicilia, in una spiaggia raggiunta ad Ottobre, fuori stagione. Ma non è che abbia troppa importanza in questo caso la località, visto che: 

"Il mio posto è il mare, non importa dove. Potrei anche sapere di essere al mare senza vederlo, perché quando dico "mare" non intendo solo la distesa di acqua immensa che ti ritrovi a guardare ma intendo il rumore delle onde, l'odore di salsedine, la leggera umidità delle microgocce di acqua salata che ti arriva sul volto se tira il vento o quando un'onda va ad infrangersi sul suo scoglio; la perfezione, poi, sarebbe sentire il calore dei raggi del sole sulla pelle. Ecco, il mio posto è lì - seduta in riva al mare, magari in compagnia di Kary Mullis,americano, Nobel per la chimica nel '93, scopritore di una reazione che provocò una svolta fondamentale nel campo della genetica, il mio mondo. Oltre ad essere un folle scienziato, Mullis ha anche sempre amato il surf. Allora quale ambiente migliore del mare per approfondire alcuni aneddoti del libro? Adoro ascoltare racconti, che in questo caso hanno fatto la Storia, o meglio la Scienza. Leggendo il libro mi è arrivata l'idea di un uomo semplicemente appassionato del proprio lavoro, lontano da quei meccanismi di arrivismo e conosciute dinamiche sociali che da sempre si ripetono in certi ambiti."

Il mese scorso, durante il mio turno al Libraccio di Parma, entra una ragazza e mi chiede un titolo che mi rimane in mente. Titolo che torna oggi, con una biologa, a ricordarci che Scienza e Letteratura avranno sempre un denominatore comune senza eguali: lo stupore di fronte alla meraviglia.  

Sara chooses the seaside, so vital to her, as a place to meet her character, the American biochemist Karen Mullis. He received a Nobel Prize in chemistry in 1993 for his invention of a reaction which was essential to Genetics, Sara's working field. He wrote a book titled 'Dancing naked in the Mind Field' dealing with his life as a scientist, and as a surfer, too. What Sara perceived from his words was an unconditional passion for his job. That is why she would like to take him on a beach, no matter where, and listen to him talking about anecdotes of the book, staring at the sea, just the sound of the waves crashing on the rocks.   

giovedì 17 gennaio 2019

IN VIAGGIO CON...MUGHI

"Alessandria finalmente! Alessandria goccia di rugiada. Esplosione di nubi bianche. Sei come un fiore in boccio bagnato da raggi irrorati dall'acqua del cielo. Cuore di ricordi impregnati di miele e di lacrime."

- Nagib Mahfuz,Mīrāmār (1967)




Alessandria d'Egitto a fine anni '80
È mio padre il protagonista di stasera. Io lo auguro a tutti, se possibile, di discorrere per un po' di tempo con un genitore di un suo luogo del cuore, magari davanti a delle foto. Si attraversa il tempo e ci si rincontra. Lui sceglie prima di tutto il romanzo - "Mīrāmār" - dello scrittore premio Nobel, egiziano come lui, Nagib Mahfuz. E lo sceglie perché parla di Alessandria d'Egitto e di una pensione sul mare, dove diversi ospiti incrociano i loro destini. A me ha infinitamente ricordato "Oceano mare",scritto da Baricco quasi trent'anni dopo.
Il luogo scelto, va da sè, è Alessandria e mentre gli chiedo il perché gli ridono gli occhi. L'Alessandria che era, luogo perduto ma terra di sogni e salvezza per qualsiasi ragazzo che cresceva in un Egitto degli anni '60, meta affascinante, viva, traboccante di culture. Tutto succedeva ad Alessandria, che era già cambiata mille volte dalla sua antica nascita. A me basta il nome a risvegliare quell'allure di cui la città ha goduto nella Storia, compresa la decadenza. Il personaggio con cui starebbe ore a parlare è Amer Wagdi, il primo ospite della pensione "Mīrāmār", giornalista in pensione ed ex componente del partito nazionalista liberale. Il romanzo è ambientato nel 1966, Alessandria è ormai in declino, gli ultimi Europei che lì vivevano se ne stanno andando, e ultimi sono anche gli anni della dittatura di Nasser. Mio padre vorrebbe incontrare il giornalista proprio per discutere di questo, degli avvenimenti accaduti sotto il regime, della guerra dei sei giorni, del canale di Suez, di tutte quelle cose che lui stesso ha vissuto (guerra compresa) prima di lasciare l'Egitto per l'Italia.
Parlarne magari su un ponte, come quello della foto.

Me li immagino, lui e il giornalista, sotto il sole, parlare con malinconia della grandezza di un Paese che è andato verso la sua rovina ma che, per chi vi è nato e lo ama, rimarrà per sempre bello. E nella memoria, e nella letteratura, la bellezza è parte integrante di quella melancolia decadente, che è il richiamo verso qualcosa che è stato; che ha il sapore inebriante di un faro, una Biblioteca, di velieri e antichi palazzi, della sabbia del deserto, delle onde del mare. 

My father tonight on the blog. He chooses Alexandria in Egypt as a place to take his character - Amer Wagdi, a retired journalist who decides to spend his last years in a hotel called "Mīrāmār", which is also the title of the book. The hotel is run by a woman he had loved in the past. Here, different guests meet each other and their lives cross in sometimes terrible ways. It is 1966 and they are the last years of Nasser's "dictatorship". My father would like to spend time with the journalist to know more about the recent past of Egypt, included those war years he has lived before coming to Italy. Alexandria is a place that my father, as a young Egyptian during the Sixties, has always loved; with its slow fall from beauty it also represents the perfect city to have that kind of talk.