#thesleepyhamlet

giovedì 27 giugno 2019

IN VIAGGIO CON...ANTONIO

"Dopo aver ingoiato la polvere di mezza Arizona, una buona sciacquata di gola è la benvenuta."

Tex Willer (personaggio ideato G.L. Bonelli e A.Galleppini, 1948)




"Mi scusi Signor Willer, verrebbe un giorno a vedere il mare?"
La frase mi uscì così. La voce inaspettatamente ferma ma un po' troppo bassa, tanto che pensai di dovermi ripetere ed era già abbastanza imbarazzante trovarmi lì, impalato e forse tremante davanti a una leggenda del West.
Il Signor Willer se ne stava comodamente stravaccato su una sedia di legno coi braccioli, uno stuzzicadenti al lato delle labbra che puntava verso il bancone come le gambe distese, gli stivali incrociati con gli speroni che toccavano il pavimento di legno e segatura, lo sguardo rivolto verso il fedele pard seduto di fronte a lui. In mezzo al tavolo rotondo, un paio di patatine fritte smozzicate ai lati di piatti spazzolati, contenenti solo piccole ossa ripulite della carne. Indossava la classica camicia gialla, le colt che penzolavano dalle fondine, il cappello su una sedia, non mi aveva visto arrivare, dava le spalle all'ingresso. Era stato il Signor Carson a vedere che mi avvicinavo al tavolo, seguendo i miei passi insicuri verso di loro con lo sguardo fisso su di me per poi fare un cenno al suo amico che aveva alzato la testa con una espressione neutra, né infastidita, né incuriosita dall'arrivo di un tizio in jeans. Aveva solo posato lo sguardo attento sulla mia felpa, una blusa, l'avrebbe chiamata lui.
E adesso eccomi in mezzo alla sala di questo ristorante impolverato, un'oasi sulla pista battuta da commercianti di pellame e gente che andava in cerca di fortuna all'est e i pochi anziani del paese che giocavano a carte bevendo whisky di bassa qualità. Tutti mi stavano guardando. Piovuto da un altro tempo ero riuscito a fare una domanda al mio personaggio letterario preferito (cosa? vogliamo davvero credere che i fumetti non lo siano, letteratura? Santi numi!) e la domanda era stata se lui, 'Aquila della Notte', come lo chiamavano i suoi amici Navajos, avrebbe voluto vedere il mare. Con me. Un giorno.
Tex mi guardò.
Pensai di scappare, probabilmente ero rosso in viso perché sentivo le guance scottare. Pensai che se si fosse messo a ridere, non avrei mai più avuto il coraggio di viaggiare in quelle praterie, come avevo fatto per anni, fin da piccolo quando a otto o nove anni, tiravo per la gonna leggera mia madre per portarla sul retro dell'edicola, in quel gazebo vicino al mare, dove l'edicolante aveva stoccato tanti numeri vecchi degli albi dedicati al più famoso ranger dei fumetti, dove mi mettevo in ginocchio alla caccia di quel numero che mi mancava, mentre guardavo per la centesima volta i disegni iper colorati di quelle copertine magnifiche, lo sbaffo della firma dei disegnatori e il profilo del mio cavaliere del West preferito di sempre.
Pensai potesse dire 'Ragazzo, no grazie'. E allora con una riposta simile avrei potuto allungare la mano e stringere la sua, annullando le differenze di carta che c'erano fra noi, mischiando universi, in un contatto da sogno. Infatti, ripensandoci, forse non era questa grande domanda.
Tex il mare lo aveva già visto, sicuro, eppure non ricordavo una storia dove questo capitasse. Mi ricordavo distese, la Monument Valley, la profonda Arizona, il caldo Texas, fitti boschi ma il mare, mai.
Aveva mai visto il mare Tex? Non ne ero affatto sicuro. Quindi, porsi la domanda. Poi, capirai se in più di cinquecento albi non ci fosse mai stata un avventura sul mare. Impossibile. Smisi di leggere le sue storie verso i trentacinque anni, magari mi ero perso quella dove vedeva il mare. Eppure, non ne ricordavo una, forse ancorato ai panorami abituali, classici, come questo ristorante, come le bistecche con la montagna di patatine, come le piume fra i fermacapelli delle cameriere.
Ecco, adesso Tex prende il capello dalla sedia di fianco a lui, mentre fa un sorriso storto, gentile. Se lo appoggia sulla testa con appena qualche capello bianco e mi guarda. Prende lo stuzzicadenti e lo lancia preciso in mezzo al piatto vuoto. Nel ristorante tutti ci stanno guardando. Il pianista ha smesso di suonare, un paio di cameriere hanno vassoi colmi di boccali vuoti eppure anche loro ci fissano, curiose.
E se dicesse: 'Certo, ragazzo, andiamo a vedere il mare'. Mi stupirei, poi ci incammineremmo verso l'uscita, spalancando le porte del saloon per salire su destrieri e dirigerci al mare che è vicino, giusto la prossima pagina, basta girare verso destra ed eccoci qua, davanti al mare e nel disegno successivo seduti in riva al mare, lui con il cappello che magari si lamenta del caldo umido, diverso da quello della praterie e io che mentre ho un sorriso beota stampato in faccia gli chiedo se vuole fare un bagno, oppure se vuole stare solo lì a guardare il mare.
Guardare il mare con Tex Willer al fianco. Magari non direbbe una parola, oppure mi regalerebbe un ricordo, qualcosa che è sfuggito alle tavole di tante storie, qualcosa che potesse essere solo mio. Oppure, mi racconta di quella avventura dove ha visto il mare, quella che io non ricordo. Mentre io potrei raccontargli...non so, cosa raccontare a Tex? Ascolterei le sue parole o soltanto il rumore delle onde.
Non faccio in tempo a finire il pensiero che ecco, il Signor Willer guarda il suo compagno di tante cavalcate, si raddrizza sulla sedia, poi si alza con lentezza. Mi sorride, mi guarda dritto negli occhi e mi dice: 'Ragazzo...'.

La rubrica "In viaggio con..." si conclude qui, al mare. Dopo aver attraversato mezzo mondo e personaggi eterni. Quindi grazie Antonio, e grazie a tutti voi che avete partecipato. La nuova rubrica del giovedì partirà a settembre.

Come sempre, è stato un onore.

giovedì 20 giugno 2019

IN VIAGGIO CON...THE SLEEPY HAMLET

"Era spesso così con Adamsberg: non eri sempre sicuro di aver capito."

- Fred Vargas, L'uomo a rovescio (1999)




Chiudo gli appuntamenti del giovedì della "Scuola Librai" con il mio personaggio: Jean-Baptiste Adamsberg. Lo porto a Londra, il commissario dei libri della Vargas. Camminiamo di notte lungo il Tamigi invece che la Senna, tanto lui ama i fiumi. Ci fermiamo un po' davanti al Globe. Ripercorriamo i vicoli di Jack lo Squartatore; e sarà Adamsberg, finalmente, a risolverne il mistero. Lo seguirei nelle sue supposizioni e vorrei che esprimesse ad alta voce tutti quei pensieri delicati sulla vita e sulle persone che gli girano in testa e che non confida a nessuno. Ci perdiamo tra i murales delle vie più segrete, fino ad imbatterci in quello di Sherlock Holmes. Poi è mattina, arriviamo a Shoreditch, ci prendiamo un caffè e attraversiamo il mercato dei fiori - il Columbia Road Flower Market - nella via degli artisti. Il cielo è di un azzurro come solo il cielo inglese sa essere, e Adamsberg apprezza moltissimo. Pranziamo all'aperto, con la musica di Bowie in sottofondo, e di lì a poco ci saluteremo.   

giovedì 13 giugno 2019

IN VIAGGIO CON...FABRIZIO


"Perché trovo solo in sogno ciò di cui ho veramente bisogno, ciò che lascio steso qui al tuo fianco è solo ciò di cui son più stanco"

- Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche (1848)




Da l'Aquila con furore un abruzzese DOC, la simpatia, la voglia di ricostruire nella sua città e il sogno di una libreria-bistrot, che non rimarrà per sempre un sogno, io lo so. E stasera Fabrizio fa viaggiare anche noi:

Il personaggio letterario che vorrei incontrare in realtà non ha un nome. È un sognatore solitario, è il senza nome che vaga per le strade di San Pietroburgo ne "Le notti bianche" di Fëdor Dostoevskij. Lo porterei senza dubbio nel luogo dove la notte non è solamente il luogo e il momento dell’oscurità, ma è esperienza di infinito, di luce,di sogno. Lo porterei ad ammirare le stelle sulla piana di Campo Imperatoredove tante volte anche io, sognatore in erba, mi sono fermato a chiedermi: “possibile che sotto un cielo 
simile possa vivere ogni sorta di persone irascibili e colleriche?” e tante altre domande che occupavano la mia giovane mente. Mi piacerebbe sdraiarmi al suo fianco, sull'erba umida della notte, e vederlo sognare in silenzio. Immaginare i suoi pensieri,osservarlo fantasticare “del destino di un poeta…dell’amicizia con Hoffman
della notte di San Bartolomeo, di Diane Vernon, del ruolo eroico di Ivan Vasil’ěvic nella presa di Kazan, di Hus davanti al consesso dei prelati, della rivolta dei morti nel Roberto…di Minna e di Brenda, della battaglia di Beresina…di Cleopatra e dei suoi amanti…del proprio cantuccio con accanto una dolce creatura che lo 
ascolti in una serata d’inverno con la boccuccia e gli occhi spalancati”. E chissà, scorgere un sorriso sul suo viso al passaggio di una stella cadente, una stella di nome Nasten'ka, fugace amore, durato appena il tempo di tre notti. Forse una stella cadente od un amore fugace sono proprio quell'attimo di beatitudine che riempiono di senso la vita di un uomo, sognatore e solitario. E quando arriva il giorno sentire tutto il peso del ritorno alla realtà…aspettando un’altra notte bianca.

Buonanotte a tutti, cari sognatori.

giovedì 6 giugno 2019

IN VIAGGIO CON...CARLOTTA

"All'improvviso, mi sono ritrovata con il cuore infranto e la vita impacchettata in una valigia"

- Amy Plum, Die For Me (2014)




Stasera Carlotta, la più giovane della Scuola Librai, la sua dolcezza e la sua determinazione. Ha già lavorato in una libreria e vorrebbe creare "just read", la libreria a domicilio. Ci porta in un viaggio fantastico: 

Ho giusto ora finito di leggere la trilogia di Amy Plum. Trilogia fantasy che inizia con “Die For Me”. Segue il libro “Until i die” e si conclude con “If I Should Die”. La protagonista di questo libro si chiama Kate Mercier come me è una grande lettrice. Legge maggiormente classici. Dopo la morte dei suoi genitori è costretta a trasferirsi a Parigi per vivere con i nonni. Lei non è una ragazza che ama uscire con gli altri o socializzare tanto che nella nuova scuola non lega con nessuno e l’unico modo che possiede per fuggire dal mondo è leggere. Da subito il problema che riscontra è quello di non riuscire a trovare un luogo tranquillo dove poter leggere senza essere disturbata. Per questo la porterei nel luogo che preferisco di più. Il mare... Da quando sono bambina passo le mie estati in una località di mare. Lo adoro per il senso di pace e tranquillità che mi trasmette. È l’unico posto dove sono io e i miei libri. Per questo la porterei li. Per dare anche a lei la possibilità di trovare quel posto. Quel posto che a prescindere dai problemi e da tutto ciò che la circonda riesce a dare un senso di serenità. Ebbene si, cara Kate, anche se ti sei innamorata di un immortale (tutto ciò avverrà nella storia non lo dico per lasciarvi la curiosità di leggerlo) io ti porterei con me in quel posto magico che è il mare. Oltre che portarti li per farti leggere in tranquillità avrei un sacco di domande per te. Cosa si prova ad innamorarsi di un ragazzo che è risuscitato? Cosa hai provato quando i tuoi genitori sono morti e sei stata costretta a cambiare la tua vita in modo radicale? Come pensi di affrontare ora il futuro? Cosa vorrai fare dopo la scuola? Insomma una conversazione vera e propria con uno dei personaggi che ho amato di più ultimamente.

Grazie, Carlotta.

giovedì 30 maggio 2019

IN VIAGGIO CON...SIMONE

"I libri di Arturo Belano erano:
Le parfait criminel di Alain Jouffroy.
Le pays où tous est permis di Sophie Podolski.
Cent mille milliards de poèmes di Raymond Queneau."

- Roberto Bolaño, I detective selvaggi (1998)




Vivido, il racconto di Simone, compagno della Scuola Librai. Perché lui sa scriverli bene, i racconti. Filosofo, giornalista, in testa la creazione di una libreria in un quartiere di Roma. L'invito è ad immergersi:

C’è un solo personaggio letterario con cui mi vedrei in viaggio. Si chiama Arturo BelanoC’è un solo luogo in cui mi verrebbe in mente di portare Arturo Belano. Questo luogo è Napoli. Probabilmente, nel mio immaginario stereotipato, Napoli è la città che più mi
ricorda l’Argentina o il Messico di certi autori. Arturo Belano è una sorta di alter ego di Roberto Bolaño. Appare principalmente ne "I detective selvaggi". Arturo Belano fonda avanguardie letterarie, scompare nel nulla, qualcuno dice di averlo visto in Spagna, qualcuno dice che è ancora a Città del Messico, le testimonianze diventano racconti, e la sua figura a volte sbiadisce nelle sembianze di un fantasma irraggiungibile o di una menzogna. Lui, però, è sempre alla ricerca, insieme a Ulises Lima, di una misteriosa poetessa di nome Cesarea Tinajero. (Io, forse, continuerò
sempre a cercare Arturo Belano). E allora, dicevo, non mi dispiacerebbe incontrarlo a Napoli, che per me è una città che
evoca la stessa “sospensione” che trovo nei brani di Bolaño e nelle ricerche dei suoi personaggi-detective-poeti, in realtà perenni attraversatori del disordine di voci ed esistenze
minori che costantemente incontriamo e ignoriamo lungo quell’arco infinitesimale di tempo
in cui ci definiamo viventi.
Nella retorica comune Napoli è la città del sole. Eppure è soprattutto la città delle ombre, dei vicoli popolati da soggetti marginali, di palazzi cicatrizzati che oscurano la luce, di
brandelli di spazio in cui dominano altre regole, altri linguaggi, altri codici rispetto al mondo in superficie. Napoli è una città in cui smarrirsi cercando qualcuno o qualcosa. E, in una sorta di crossover letterario, questo qualcuno e qualcosa potrebbe essere la Maga, la donna intorno a cui ruota Rayuela di Julio Cortázar, libro amato da Bolaño, emblema ancora una volta di una ricerca impossibile, di un fantasma senza nome che è l’ennesimo tentativo
di dare forma al caos, liberarsi dal tempo e incidersi dentro che non è la fine. Poi un mattino, scendendo nella hall dell’albergo, non avrei trovato più il mio compagno di viaggio sprofondato sulla poltrona ad aspettarmi. Avrei chiesto di lui alla reception. Allora
l’uomo in divisa mi avrebbe risposto che Arturo Belano era andato via nemmeno un’ora fa, saldando il conto della sua camera. Non era solo, avrebbe aggiunto; con lui c’era una donna. Ma l’uomo della reception non l’aveva mai vista prima.

Devo dirtelo, Simone, Arturo Belano rispecchia, a tratti, l'immagine che ho di te. 

giovedì 23 maggio 2019

IN VIAGGIO CON...FRANCESCA


"La gioia della vita deriva dai nostri incontri e dalle nuove esperienze, pertanto non c'è gioia più grande di avere un orizzonte costantemente diverso, vedere ogni giorno un sole nuovo e differente."

(dalla lettera che Christopher McCandless scrisse ad un amico)

- Jon Krakauer, Nelle terre estreme (1996)




Stasera partiamo con Francesca della Scuola Librai e con la sua voce: soul e potente, come il canto di una moderna sirena. Canto che attira i viaggiatori in quelle terre bellissime da cui proviene: Formia, il litorale laziale, il mare, le sue isole. E da lei stasera arriva il moderno Ulisse, vagabondo, solitario, innamorato del viaggio, la cui avventura è stata raccolta nel libro "Into the Wild", tradotto in italiano "Nelle terre estreme". Ce ne parla lei:
Il viaggio inteso come incontro e scoperta, come modo per aprire la mente a nuove visioni, per tirare fuori il coraggio di raggiungere la libertà inseguendo la propria natura. È per questo che scelgo di partire con Chris McCandless e di seguirlo all'inizio del suo viaggio. Ho mille domande da porgli, voglio davvero capire cosa l’ha spinto, perché ha seguito quell'itinerario e cercato quella meta.

Mi affascina la sua scelta di fuggire dalla convenzione sociale, dalla vita già pianificata dopo l’università, il coraggio di lasciare i propri affetti e tutte le sue certezze. Era un ragazzo all'incirca della mia età e già sapeva cosa voleva dalla vita. Sapeva che solo ampi spazi aperti e la natura selvaggia potevano metterlo in contatto con la parte più intima di se stesso e con quella libertà che tanto agognava.

Perché Chris? Cosa speravi di trovare al di là di quegli orizzonti? Come potevi pensare di farcela? Perché credevi che solo la solitudine potesse essere la scelta giusta? Perché l’Alaska?
So che non riuscirei mai a seguirti fin lì, ma vorrei iniziare il viaggio con te, per cercare le risposte a tutte le domande che mi pongo quotidianamente e soprattutto per capire, grazie a te e alla natura selvaggia, dove posso trovare la mia libertà.


Spero Francesca, di non essermi intrufolata troppo nel tuo viaggio immaginandomi che il vostro punto di partenza e d'incontro fossero i tuoi luoghi; mi son concessa questa libertà, perché è di quella che ti fa venir voglia Chris: di osare. Lui lo fa davvero, lasciando tutto, famiglia (benestante) compresa. Decisione forse estrema, che pagherà a caro prezzo ma che ci dice molto sulla fedeltà a se stessi. Dopo aver visto il film, non sono più riuscita a staccare la sua immagine dalla voce di Eddie Vedder. Vedi, con te - Francesca - dalla musica si parte e alla musica si torna!  

giovedì 16 maggio 2019

IN VIAGGIO CON...ANDREA

<<Cosa pensavamo di poter trovare qui? Un'esperienza capace di dare una svolta alla nostra vita, di saldarci insieme in un solo, poderoso, inarrestabile gigante a cinque teste, un Godzilla dei trend di mercato? Diavolo, non ne ho idea; io a questa cazzata dello spirito di squadra non credo affatto.>> 

- Mykle Hansen, Aiuto! Un orso mi sta mangiando! (2008)










Torna la Scuola Librai, e torna con Andrea. Quando recentemente gli ho fatto notare che lo vedrei perfettamente nei panni del protagonista di American Psycho in versione cinematografica non l'ha presa bene. Ma non si è arrabbiato; perché lui, anima gentile, s'inalbera ma non si arrabbia (a meno che non si trovi davanti del cioccolato). Poi, io, intendevo solo visivamente. Arriva da Scienze Politiche, ha portato un po' di Milano a Roma, assieme alla sua ironia. Sceglie un personaggio e un luogo che mai avrei accostato, scatenando quella magia che solo le contraddizioni hanno il potere di fare:
  
Paradossalmente, io che mi professo poco legato ai luoghi, non ho avuto dubbi sul dove portare il mio personaggio: a Lisbonacidade encantadora, bellissima e disperatamente sentimentale che mi è entrata nel cuore all'improvviso, all'alba di un giorno di marzo. Il mio compagno di viaggio, invece, è stato scelto dopo una lunga e combattuta corsa a due, tra due personaggi antipodici come pochi altri. Onore delle armi allo sconfitto, il topo Firmino, sognatore mai rassegnato, ma ad arrampicarsi con me lungo le salite della capitale portoghese sarà l'unico, il solo, l'inimitabile (a lui piacerebbe essere presentato così) Marv Pushkin. Marv è un astro nascente tra i corporation yuppie, devoto a sé stesso, al successo ed agli antidolorifici sintetici, soprattutto dopo (e durante) i concitati eventi che lo vedranno assistere impotente alla masticazione dei suoi piedi da parte di un orso. È il protagonista perfetto per un remake surreale di American Psycho, un irriverente bastardo che sbeffeggia uomini e sentimenti con un'ironia feroce beandosi della propria eccezionalità. E sono proprio il suo sconfinato egocentrismo, il suo cinismo imprenditoriale, il suo disprezzo per il prossimo e la follia che infine lo consuma ciò che voglio portare ad un miradouro, ad ammirare lo spettacolo del sole che si spegne nelle acque del Tago. E mentre ridiamo ad una delle sue caustiche battute, la struggente melancolia di un fado in sottofondo ci avvolge e ci culla, riempiendo i vuoti del nostro cinismo di amore, dolore, speranza, vita.

Grazie, Andrea. 


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