#thesleepyhamlet

giovedì 24 gennaio 2019

IN VIAGGIO CON...SARA

"[...]ci rendiamo conto che l'unica cosa assolutamente costante è il mutamento - un mutamento improvviso, catastrofico e tutt'altro che confortevole. Perché uno squilibrio deve essere un problema, se lo stato naturale delle cose è il cambiamento?"

- Kary Mullis, Ballando nudi nel campo della mente (1998)



Leggo le sue parole e mi viene voglia di prenotare un viaggio all'istante, o più precisamente di partire per il mare, che Sara rincorre da sempre, che fa parte di lei, che la chiama e la riconcilia col mondo; quindi lo sceglie, come elemento di vita e come luogo in cui portare il suo personaggio, che è una persona reale, uno "scienziato", autore di un'autobiografia. 
La foto che ci manda è stata scattata in Sicilia, in una spiaggia raggiunta ad Ottobre, fuori stagione. Ma non è che abbia troppa importanza in questo caso la località, visto che: 

"Il mio posto è il mare, non importa dove. Potrei anche sapere di essere al mare senza vederlo, perché quando dico "mare" non intendo solo la distesa di acqua immensa che ti ritrovi a guardare ma intendo il rumore delle onde, l'odore di salsedine, la leggera umidità delle microgocce di acqua salata che ti arriva sul volto se tira il vento o quando un'onda va ad infrangersi sul suo scoglio; la perfezione, poi, sarebbe sentire il calore dei raggi del sole sulla pelle. Ecco, il mio posto è lì - seduta in riva al mare, magari in compagnia di Kary Mullis,americano, Nobel per la chimica nel '93, scopritore di una reazione che provocò una svolta fondamentale nel campo della genetica, il mio mondo. Oltre ad essere un folle scienziato, Mullis ha anche sempre amato il surf. Allora quale ambiente migliore del mare per approfondire alcuni aneddoti del libro? Adoro ascoltare racconti, che in questo caso hanno fatto la Storia, o meglio la Scienza. Leggendo il libro mi è arrivata l'idea di un uomo semplicemente appassionato del proprio lavoro, lontano da quei meccanismi di arrivismo e conosciute dinamiche sociali che da sempre si ripetono in certi ambiti."

Il mese scorso, durante il mio turno al Libraccio di Parma, entra una ragazza e mi chiede un titolo che mi rimane in mente. Titolo che torna oggi, con una biologa, a ricordarci che Scienza e Letteratura avranno sempre un denominatore comune senza eguali: lo stupore di fronte alla meraviglia.  

Sara chooses the seaside, so vital to her, as a place to meet her character, the American biochemist Karen Mullis. He received a Nobel Prize in chemistry in 1993 for his invention of a reaction which was essential to Genetics, Sara's working field. He wrote a book titled 'Dancing naked in the Mind Field' dealing with his life as a scientist, and as a surfer, too. What Sara perceived from his words was an unconditional passion for his job. That is why she would like to take him on a beach, no matter where, and listen to him talking about anecdotes of the book, staring at the sea, just the sound of the waves crashing on the rocks.   

giovedì 17 gennaio 2019

IN VIAGGIO CON...MUGHI

"Alessandria finalmente! Alessandria goccia di rugiada. Esplosione di nubi bianche. Sei come un fiore in boccio bagnato da raggi irrorati dall'acqua del cielo. Cuore di ricordi impregnati di miele e di lacrime."

- Nagib Mahfuz,Mīrāmār (1967)




Alessandria d'Egitto a fine anni '80
È mio padre il protagonista di stasera. Io lo auguro a tutti, se possibile, di discorrere per un po' di tempo con un genitore di un suo luogo del cuore, magari davanti a delle foto. Si attraversa il tempo e ci si rincontra. Lui sceglie prima di tutto il romanzo - "Mīrāmār" - dello scrittore premio Nobel, egiziano come lui, Nagib Mahfuz. E lo sceglie perché parla di Alessandria d'Egitto e di una pensione sul mare, dove diversi ospiti incrociano i loro destini. A me ha infinitamente ricordato "Oceano mare",scritto da Baricco quasi trent'anni dopo.
Il luogo scelto, va da sè, è Alessandria e mentre gli chiedo il perché gli ridono gli occhi. L'Alessandria che era, luogo perduto ma terra di sogni e salvezza per qualsiasi ragazzo che cresceva in un Egitto degli anni '60, meta affascinante, viva, traboccante di culture. Tutto succedeva ad Alessandria, che era già cambiata mille volte dalla sua antica nascita. A me basta il nome a risvegliare quell'allure di cui la città ha goduto nella Storia, compresa la decadenza. Il personaggio con cui starebbe ore a parlare è Amer Wagdi, il primo ospite della pensione "Mīrāmār", giornalista in pensione ed ex componente del partito nazionalista liberale. Il romanzo è ambientato nel 1966, Alessandria è ormai in declino, gli ultimi Europei che lì vivevano se ne stanno andando, e ultimi sono anche gli anni della dittatura di Nasser. Mio padre vorrebbe incontrare il giornalista proprio per discutere di questo, degli avvenimenti accaduti sotto il regime, della guerra dei sei giorni, del canale di Suez, di tutte quelle cose che lui stesso ha vissuto (guerra compresa) prima di lasciare l'Egitto per l'Italia.
Parlarne magari su un ponte, come quello della foto.

Me li immagino, lui e il giornalista, sotto il sole, parlare con malinconia della grandezza di un Paese che è andato verso la sua rovina ma che, per chi vi è nato e lo ama, rimarrà per sempre bello. E nella memoria, e nella letteratura, la bellezza è parte integrante di quella melancolia decadente, che è il richiamo verso qualcosa che è stato; che ha il sapore inebriante di un faro, una Biblioteca, di velieri e antichi palazzi, della sabbia del deserto, delle onde del mare. 

My father tonight on the blog. He chooses Alexandria in Egypt as a place to take his character - Amer Wagdi, a retired journalist who decides to spend his last years in a hotel called "Mīrāmār", which is also the title of the book. The hotel is run by a woman he had loved in the past. Here, different guests meet each other and their lives cross in sometimes terrible ways. It is 1966 and they are the last years of Nasser's "dictatorship". My father would like to spend time with the journalist to know more about the recent past of Egypt, included those war years he has lived before coming to Italy. Alexandria is a place that my father, as a young Egyptian during the Sixties, has always loved; with its slow fall from beauty it also represents the perfect city to have that kind of talk.   

giovedì 3 gennaio 2019

IN VIAGGIO CON...MONIA


XXXV • LE FINESTRE

Chi guarda fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose quante ne vede chi guarda una finestra chiusa. Non c'è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso, più abbagliante di una finestra illuminata da una candela. Ciò che si può vedere alla luce del sole è sempre meno interessante di quello che avviene dietro un vetro. In quel buco nero o luminoso, vive la vita, sogna la vita, soffre la vita.

Al di là delle onde dei tetti, scorgo una donna matura, povera, già invecchiata, sempre curva su qualcosa, che non esce mai. Con il suo viso, il suo vestito, i suoi gesti, con quasi niente, ho costruito la storia, o piuttosto la leggenda, di questa donna, e a volte la racconto a me stesso piangendo.

Se fosse stato un povero vecchio, avrei ricostruito la sua altrettanto facilmente.

Così me ne vado a letto, fiero di aver vissuto e sofferto in qualcuno che non sono io.

Forse mi direte: «Sei proprio sicuro che la leggenda sia quella vera?». Ma che cosa importa la realtà, se la mia leggenda mi ha aiutato a vivere, a sentire che io sono, e ciò che sono?

- Charles Baudelaire, Lo spleen di Parigi (1869)



Ciao lettori! Il 2019 lo inauguriamo così: col vento. Di quelli forti, che ti scompigliano l'anima, che fanno sentire liberi; come la protagonista di oggi, che liberamente ha anche interpretato le mie suggestioni per la rubrica, creandone di nuove, come piace a me.
Monia sceglie il soggetto di una poesia di Baudelaire e lo porta con sè in una terra dalla bellezza leggendaria. E crea lei stessa una poesia, di pensieri e sensazioni. Leggere per credere:

"Abbiamo aperto la finestra, io e la vecchia piena di rughe: avevo deciso che era tempo di viverla, quella vita fino ad allora solo sognata o immaginata, e avevo deciso di farlo con lei.
L'ho presa per mano, e insieme abbiamo oltrepassato quel buco nero in cui lei vive, sogna, e soffre.
Ci siamo ritrovate nel posto che è da nessuna parte, alla fine e all'inizio di tutto: Land's End, la punta estrema della Cornovaglia.
Ci siamo riempite gli occhi di bellezza, per testare che la realtà andava molto oltre ogni immaginazione, per accorgerci che la luce e l'aria del domani raccontavano tanto di più della fotografia su cui per inenarrabile tempo avevamo meditato.
Abbiamo respirato insieme il silenzio delle onde che si infrangevano sotto di noi, e insieme abbiamo ascoltato il vento che rumoreggiava tra le rocce. Eravamo sole, ma con intorno tutto il mondo.
Solo per noi.
"Ora usciamo a vivere", ci eravamo dette.
Ci sarà tutto il tempo per tornare ad immaginarci le nostre esistenze, e quelle degli altri.
Ci sarà sempre una finestra, rischiarata dalla luce di una candela, a farci compagnia nella solitudine.
Ci saranno sempre persone e storie da costruire con il nulla che sappiamo di loro.
Quel giorno, però, all'inizio di settembre, la finestra l'abbiamo spalancata."

Grazie Monia, che ci hai condotto a Baudelaire e hai reso reale l'immagine di una donna, l'hai fatta uscire da un poema, le hai fatto respirare la libertà. Soprattutto, le hai aperto una finestra dentro la quale, altrimenti, sarebbe per sempre rimasta chiusa, oltre le tegole dei tetti di Parigi. E l'hai aperta anche a noi una finestra, o perlomeno ci hai invitati a farlo. Non lo so se esista un augurio migliore per l'anno a venire. 

Hello, there! Our first guest of 2019 is Monia, an Italian bookseller. She chooses a poem by Charles Baudelaire where the poet imagines what an old woman is doing inside her house, by just looking at her shadow, out of a closed window. He thinks about her life and he suffers with her, too. Monia decides to "open" that window and take that old woman with her to the fabulous shores of Cornwall. Her language and the images she creates are highly poetic. She invites us, readers, to open some windows, too. Which actually sounds to me as one of the best wishes to start the year. Happy New, everyone!