#thesleepyhamlet

giovedì 24 maggio 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE BOOKSHOP



Vista dalla libreria
Ho vissuto il Book Festival attraverso i racconti estasiati delle persone che partecipavano alle sessioni degli autori poi si fiondavano in libreria; è stato un po' come vivere gli eventi lo stesso, attraverso le loro impressioni, i commenti, i consigli sul libro da leggere assolutamente dopo aver sentito quella scrittrice parlare..."Oh, she was mind-blowing!". Tutte le speaking si tenevano al Village Hall (il "Comune") e la cosa fa molto ridere perché non abbiamo il sindaco ma abbiamo il Comune; Ullapool risponde al Comitato delle Highlands, che penso sia un eufemismo per "villaggio a statuto autonomo", per quello che ho potuto vedere. Questa semi-indipendenza mi piace. Conoscendo anche più persone scopro che difficilmente il nome non è seguito dall'appellativo che descrive il mestiere: John the Postman, Jenny the Ranger... Le donne si chiamano tendenzialmente Becky o Kathy, gli uomini John. Aneddoto per me di vitale importanza che continua a salvarmi in tante situazioni.

L'incontro più breve e intenso della settimana è stato con un cliente sull'ottantina. Entra, distinto ed educato, mentre sto sistemando i libri sugli scaffali e mi chiede con gentilezza:
-  'Have you got by any chance any Charles Dickens'? No, you probably don't.'
- "Avete per caso qualche libro di Charles Dickens? Probabilmente no...
E se ne va prima che io possa rispondere. Aveva ragione, peraltro.



giovedì 17 maggio 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE VILLAGERS






ANGUS

Ad Ullapool, quando vuoi andare da qualche parte in autobus e chiedi indicazioni su quello da prendere, ti viene risposto con il nome dell'autista, non con la direzione. Quindi, per essere sicura di salire sul mezzo giusto verso Achiltibuie chiedo a chi guida: "Are you Angus?". Mi dice di sì, perfetto.
Angus è contento di sapere che lavoro in una libreria, perché lui ha la casa che straborda di volumi, di generi diversi. Lo ammetto, non me lo sarei mai aspettata. 
Attraversiamo, in un giorno di sole, il villaggio in cui è cresciuto e la casa in cui è nato suo padre, che mi ricorda la copertina di The Black House di Peter May, sulle cui orme vedo arrivare tanti turisti in libreria.
Si era trasferito ad Aberdeen per frequentare l'università, prende due lauree, una in sociologia ed una in scienze politiche. Tra i suoi coinquilini c'è una ragazza che abita vicino al suo paese natio. Alla fine dell'università diventerà sua moglie: decidono insieme di lasciare la città e tornare alla vita rurale di Achnahaird,hanno due figli, che studiano a Glasgow e ad Edinburgh.
Il lavoro come autista doveva durare un anno poi non l'ha mai cambiato. Penso che ami attraversare tutti i giorni queste terre magiche e dice che ancora si stupisce della bellezza. Ci credo.

Ama i romanzi, Angus ma il suo libro del cuore rimarrà per sempre la prima edizione del READER'S DIGEST: BOOK OF BRITISH BIRDS (1969), per le meravigliose illustrazioni dell'artista neozelandese Raymond Harris Ching e per la peculiarità con cui vengono descritte le diverse specie. È il primo libro che ha ricevuto e che lo lega indissolubilmente alle sue Highlands.


giovedì 10 maggio 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE BOOKSHOP


L'atmosfera delle ultime settimane è piena di agitazione per il Book Festival che avrà inizio domani e che vedrà protagonisti alcuni tra i maggiori scrittori locali e scozzesi. Faccio il nome di Douglas Dunn, per citarne uno tra tutti quelli che non conoscevo. 

Incontri che meritano un ricordo:

- Erika, che una volta l'anno viene in macchina dalla Cornovaglia per rifornire la sua libreria di casa.  Si è trasferita più di trent'anni fa dalla Danimarca perché trovava l'Inghilterra più libera del suo Paese. 

- Una signora che vive in un villaggio a Nord (nel nulla), ogni sabato mattina accompagna qui la figlia ad un corso di teatro e compra un libro. Avendo smesso di fumare si concede la colazione al Celeidh Place e un libro come "treat".

- Robin che parla italiano e dice "per me questa libreria è...il mondo!" con sua nipote Alex che studia il gaelico e compra testi che non è riuscita a trovare neanche online. Arrivano da Inverness.

- Padre e figlio americani di ritorno da due settimane di cammino nelle Highlands, dormendo solo in bothies (capanni). Si preparavano psicologicamente (gli americani) da mesi per un cammino pioggia e hanno sempre trovato il sole.

- una nonna che sento cantare "Nella Vecchia Fattoria..." in inglese da una sedia in fondo alla libreria, ad una nipote che la guarda incantata.

- Tre generazioni di donne: la nonna che parla gaelico, la mamma che non lo parla perché tolto dalle scuole ai suoi tempi, la figlia che lo studia perché da qualche anno è stato reintrodotto, e lo parla con la nonna. La mamma, anello di mezzo, sta cercando di recuperarlo e compra un libro con testo a fronte.

In questo primo mese e mezzo ad Ullapool ho imparato ad uscire senza chiudere a chiave la porta di casa, ho partecipato a corsi di danza e visto le mie compagne settantacinquenni ballare come pazze "Gloria" di Umberto Tozzi, ho esplorato le Hihghlands su autobus dove eravamo solo io e l'autista; l'ultima, donna, che prima di scendere mi saluta così: "I'll pick you up anywhere I see you".

This is Scotland.




giovedì 3 maggio 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE VILLAGERS

"Love her but leave her wild."

- Harper Lee, To Kill a Mockingbird (1960) 


 




FAE

Non doveva essere lei la protagonista di oggi ma, si sa, scombinare i piani è una cosa che mi viene benissimo. Poi come fai quando l'estetista del villaggio ti dice che il suo libro preferito è "To Kill a Mockingbird/Il buio oltre la siepe" e tatuata sulla coscia ne ha una bellissima citazione? In uno scatto di euforia ci alziamo in piedi insieme, lanciamo un gridolino di gioia e per un pelo non ci abbracciamo. Ci tratteniamo, immagino, perché siamo in negozio ed è la seconda volta che ci parliamo. Fae, 33 anni, due figli, originaria di Leeds. Dopo tredici anni di andata e ritorno da Ullapool per lavori stagionali decide di trasferirsi ufficialmente in paese e da due anni ha aperto il suo piccolo salone. In queste zone è tutto adorabilmente tinyI suoi genitori, anche loro qui, gestiscono il Ladysmith House, un delizioso Bed & Breakfast bianco e blu. Fae ama cucinare e mi confessa che il suo piatto forte è la "Carbonara", soprattutto da quando un ospite italiano del B&B dopo un "no,no,no" nel vedergliela preparare, ha insegnato a lei e alla famiglia come si cucina quella vera. 

Mi rallegra sempre scoprire cose inaspettate sulle persone; quindi grazie a Fae per le condivisioni e per in venti minuti del mio ritardo all'appuntamento.