#thesleepyhamlet

sabato 28 aprile 2018

LA TUA LIBRERIA: THE SLEEPY HAMLET

"Until I feared I would lose it, I never loved to read.
One does not love breathing."

- Harper Lee, To Kill a Mockingbird (1960)





SECRET GARDEN

Lo sapevo che sarebbe arrivato il momento di chiudere la rubrica, e per me quello di scegliere. Mi pento anche dopo aver ordinato un piatto al ristorante, figuriamoci dopo aver nominato i tre libri della mia vita. Ma ci provo. Ci tengo però, prima di tutto, a ringraziarvi anche qua: i lettori, gli amici, chi ha commentato, chi ha cambiato opinione, chi ha scelto un libro, chi è passato. Per tutto quello che mi avete regalato e di cui ho fatto tesoro.

Come libreria ho scelto di mettere l'interno dell'armadio che avevo in camera quando abitavo con i miei; i libri li ho sempre nascosti lì dentro, sotto i vestiti, come se fossero il bene più prezioso, e con un mio (dis)ordine mentale particolare.

Scelgo, senza pensare eccessivamente:

1. TO KILL A MOCKINGBIRD
Harper Lee (1960)

Mi dispiace solo che l'italiano, nel tradurre il titolo con "Il buio oltre la siepe", abbia perso la bellezza dell'espressione "uccidere un usignolo" e di tutto il simbolismo che comporta. Mi riprometto sempre di guardare il film con Gregory Peck ma non l'ho ancora fatto, come metà dei miei pensieri.

2. LORD OF THE FLIES
William Golding (1954)

Indecisa se mettere questo o "Il cacciatore di aquiloni" di Khaled Hosseini, opto per il primo e i motivi sono tre: è entrato in quella fase della vita in cui si conficcano per sempre affetti ed esperienze: l'adolescenza. E me lo sono sempre portato dietro, tanto da farci una tesi di laurea, ossessionata dall'idea del "capro espiatorio"; la seconda e la terza ragione sono che Golding era inglese e ha vinto il Nobel nell'83.

3. LA LUNA E I FALÒ  
Cesare Pavese (1950)

Scelta dettata più che altro dall'autore. Da sempre un debole inconsapevole per gli scrittori suicidi, in Pavese ho trovato una capacità di catturare le sfumature dell'animo umano ad un livello che va oltre la mia capacità di elaborazione di un pensiero. Ed è questo, per me, quello che uno scrittore deve saper fare.

Grazie, ancora, ad ogni singola persona.







giovedì 26 aprile 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE BOOKSHOP




POETRY IN MOTION

Oggi vorrei dedicarlo all'incontro più bello di queste due settimane:
Entra un uomo con gli occhiali, alto, capello scompigliato e vestiti da boscaiolo. Fa il dottore nel Devon ma è originario di queste terre, quindi ha bisogno di tornarci spesso. È scrittore, anche. Conosce a memoria i poeti locali e, mentre me li sta trascrivendo su un volantino, il successivo cliente, con già i libri da pagare in mano, si ferma e ascolta. Poi dice:"Allora ho sbagliato tutto!(So, I got it all wrong!)", e rimette sugli scaffali i volumi che aveva in mano. Inglese, sulla sessantina, è la fotocopia di Paul McCartney, capello nero tinto e stesso taglio di capelli. Ha così inizio un bellissimo dibattito sulla Poesia, che io, come forma d'arte, devo ancora sentire totalmente affine. Il tempo si sospende. Quando li saluto, lo faccio un po' a malincuore.
Dopo circa un'ora il dottore torna, compra tre libri e mi dice: "Il primo è per te. Per la poesia devi partire da qui." E' un libro di Norman MacCaig,che era un poeta locale e che molti scozzesi sembrano adorare anche come persona. Scopro che abbiamo una sua fotografia appesa in libreria e, proprio il giorno seguente, una turista mi parlerà di lui estasiata, dicendo: "La sua è una poesia inclusiva, non esclusiva."
Il dottore mi saluta leggendo, appoggiato al banco, una poesia di MacCaig che s'intitola "Assisi", sottolineando quelle più importanti nel libro e scrivendo una dedica. Finirà con una sorta di elogio all'isola di St.Kilda che considera in assoluto il luogo più bello del mondo. 
Penso di aver iniziato ad assaporare un po' della magia che luoghi e persone possono scatenare.

sabato 21 aprile 2018

LA TUA LIBRERIA: CLARA

'What's your name?' Leon said, when what he meant was - may I love you for ever? And she told him.

- Tony Parson, Stories We Could Tell (2005)




OH, SO BRITISH!

Clara, classe 1983, anno d'incroci astrali eterni.
Dalle medie ad oggi non me lo ricordo un momento importante in cui lei non sia stata presente. A quattordici anni m'insegna a guidare il motorino, che mi verrà comprato quando ormai i miei coetanei stanno per prendere la patente; lo considero uno di quei fatti della vita che equivale ad una promessa di matrimonio: il sigillo di un connubio. 
Ci pensa lei a presentarsi, che con le parole è sempre stata bravissima. Dell'aspetto della sua libreria posso dire che la rispecchia: amante del modernariato (non poteva capitare ambientazione migliore in occasione del Salone del Mobile), appassionata di alcuni aspetti della cultura britannica, d'impatto (nel senso che non puoi evitare di fermarti ad ammirarla).

Autobiografia della protagonista di oggi e delle sue tre scelte: 

"Il mio primo amore, più che la lettura, è stata la scrittura. Dal diario segreto regalatomi da una prozia lontana, ai tempi della scuola, l'unica verifica che non temevo ma anzi attendevo con impazienza. Fino ai progetti minuziosamente costruiti assieme alla mia migliore amica sopra il muretto del canale, per scrivere un libro sul nostro paese e tutti gli intricatissimi segreti che lo popolavano; a 14 anni ti sembra davvero che quella sia la ricetta perfetta per sfornare un bestseller internazionale. Poi, per mancanza di tempo, di ispirazione e più semplicemente di talento, ho iniziato ad innamorarmi di ciò che gli altri scrivevano. Senza un genere preciso: per raccomandazione, per la grafica della copertina, per citazione in altri libri, film o canzoni e a volte perché semplicemente trovati, da qualche parte. Così mi sono costruita il mio gusto letterario, per niente raffinato o coerente, ma mio. E così è anche la mia scelta dei 3 libri, non delle più ricercate, forse ci sono stati libri che mi sono anche piaciuti di più, ma questi sono quelli che, in questo preciso momento della mia vita, sento mi rappresentino maggiormente.

1. La casa degli spiriti 
Isabel Allende (1982)

Mai avrei creduto di appassionarmi ad una saga famigliare. Ho provato per mesi a terminare "Cent'anni di solitudine" senza successo (lo so, sacrilegio!) ma sarà stato leggerlo in lingua originale, un illuminante professore universitario che illustrava il Realismo Magico in maniera coinvolgente o l'omonimia con una delle protagoniste, ma il libro mi ha rapita. Perché la famiglia di ognuno di noi è in fondo una saga, con i suoi drammi, gli scandali, i segreti e l'amore più totalizzante che esista. Per quanto si fugga le radici riaffiorano sempre, per abbracciarci o strangolarci, in base a come ci si rapporta con esse.

2. Stories We Could Tell
Tony Parson (2005)

Questo libro l'ho scelto su una bancarella per il titolo (e ok, perché sulla copertina c'è una Union Jack). L'autore riprende quel titolo da una canzone, ma io da una frase simile sono stata a lungo ossessionata e ancora, ciclicamente, lo sono: la paura, il terrore di una vita piatta, dell'anonimato, di non avere, arrivata ad un'età X, "storie da raccontare". La notte in cui si svolge il libro è invece piena di avvenimenti, ambientata nella Londra di fine anni '70, avvolta da quella musica che tanto amo, il tutto nella continua tensione tra voglia di regolatezza e serenità e paura dell'immobilismo. Story of my life.

3. La vita davanti a sé 
Romain Gary (1975)

Questo volume invece me lo ha regalato la mia migliore amica, la stessa con cui fantasticavo di imbastire un duo letterario al liceo. Lo ha comprato la scorsa estate in una libreria indipendente del mio attuale paese, in un periodo per me un po' difficile. Ce lo ha consigliato un libraio pervaso dall'ennui de vivre ed il cinismo, il quale, mentre noi ci guardavamo intorno, illustrava solennemente ad una bambina di 8 anni come il libro che aveva scelto fosse in realtà sopravvalutato e sorretto solo dalla pachidermica macchina pubblicitaria della propria casa editrice: inutile dirlo, è stato amore. E infatti ci ha beccato in pieno, dopo un secchissimo scrutinio dei miei gusti ha estratto, secondo una catalogazione conosciuta solo a lui, il libro di questo scrittore tra il dandy e il gotico. Parla di un bambino arabo cresciuto a Parigi da una ex prostituta ebrea ora obesa, ma raccontato dalla voce del bambino stesso, in uno stridere continuo tra il grottesco di quelle circostanze e l'ingenuità del protagonista, dimostrando che si può sopravvivere anche alla sofferenza apparentemente più insostenibile.

Scopro dai libri scelti il livello di conoscenza che ho di alcune persone, ed è rassicurante, come i punti fermi della propria vita. La famiglia, la musica, il sarcasmo: queste le tre parole che mi parlano di te, in relazione ai titoli che hai dato. E in ogni storia che proponi c'è, più o meno nascosto dagli strati che la vita ha costruito, il concetto d'infinita bellezza che ti porti dietro dalle versioni di latino: "per aspera ad astra".   


giovedì 19 aprile 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE VILLAGERS

"He saw in happiness the seeds of independence, and in independence the seeds of revolt."

- Mervin Peake, Titus Groan (1946)




POLLY

Ha ufficialmente inizio la presentazione dei personaggi che ho incontrato ad Ullapool. È cominciato tutto con Polly. Io vivo in una casetta nel suo giardino; le indicazioni che mi ha dato per raggiungerla sono state: dal porto cammina tenendo il mare alla tua destra, e ad un certo punto, dopo la salita, la trovi. Tuttora non so l'indirizzo.
Originaria di Liverpool - dice "fucking" ogni trenta parole - ha vissuto da studentessa l'Inghilterra di fine anni '60 e ne ha mantenuto lo spirito. Viene nelle Highlands per una prima visita nel 1976 e capisce all'istante che è il posto in cui vuole vivere. Torna a casa, va direttamente nello studio in cui lavora come designer tessile per una multinazionale e si licenzia, lasciando tutti increduli. Chiede al marito se la vuole seguire ma lui rifiuta. Viene da sola. Col tempo aprirà un negozio dove ancora oggi vende le sue creazioni: The Unlimited Colour Company.
Non l'ha fermata neanche un incidente che le aveva paralizzato metà del corpo. In dieci anni ha riguadagnato quasi completamente la mobilità, continua a tessere preziose stoffe indiane con un enorme telaio che ha in casa, prende un volo ogni inverno per l'Asia o il Sud America e si procura i tessuti con cui darà vita ad opere d'arte uniche, come quelle che vedete nella foto.

Il libro scelto da Polly è Titus Groan, un romanzo dal realismo gotico che narra le vicende all'interno di un castello. Un piccolo capolavoro. Come lei, del resto.


sabato 14 aprile 2018

LA TUA LIBRERIA: LUCA

"Lo studio serio e la pratica dell'agricoltura dovranno condurre gli uomini sul retto sentiero della fratellanza, dell'uguaglianza e della libertà (...) so che più spesso parlerò al vento. Ma anche le piante affidano al vento i loro semi, supremo scopo della loro vita. Non tutti i semi saranno dispersi, basta che solo uno trovi un ambiente propizio..."

- Tito Schiva, Mario Calvino: un rivoluzionario tra le piante (1997)



"RIGORE SOGNANTE"

Che bella espressione usa il lettore di oggi! Gliela rubo, per definire la sua libreria. Ed ecco Luca, un altro personaggio che, già sapevo, non si sarebbe limitato a mandarmi una foto e tre titoli. L'accuratezza è nella sua indole. Fa parte della mia vita da sempre, quindi anche dei miei ricordi più belli. Condivido un aneddoto: un'estate, in campeggio con la parrocchia. Seduti ad ascoltare la messa in mezzo ad un prato di montagna. Sulle sue dita si posa una farfalla; poi un'altra e un'altra ancora. La sua mano sembrava un dipinto di colori. Io a Luca penso sempre così: un ragazzo elegante nella Natura, che lui ama, e dalla quale è ricambiato. La sua passione non poteva che diventare un mestiere: lo definisco un esperto botanico ma forse mi sgriderà per l'espressione che uso; sorridendo, però. Con gli occhi al cielo e sbuffando allegramente, con la sua lungimirante ironia. 
A te la parola:

La mia libreria è l'esatto specchio del mio rigore accademico intriso delle mie passioni. Un austero e compatto rigore sognante, anche strutturalmente. Puoi infatti trovare la Bibbia tra i libri di cucina e le guide del Touring Club. Le riviste di giardinaggio ne occupano un intero ripiano, intervallate però alle monografie dei grandi artisti del Novecento come Campigli piuttosto che Balla. L'indissolubile legame con la terra natia è testimoniato dalle biografie dei grandi personaggi che, come Francesco Agazzotti, hanno fatto del valore della terra Emiliana la loro ragione di vita. I romanzi in realtà sono la vera lettura. Storie di sentimenti e soprattutto di persone. Non serve la fantasia o l'invenzione per sognare. Basta guardarsi intorno, magari immersi in un verde giardino, rigorosamente selvaggio.

I suoi tre libri:

1. L'ERBA CANTA 
Doris Lessing (1950)
Un attualissimo spaccato di quanto sia difficile per la natura umana accettare le diversità. Un intreccio complesso di limiti e pochezze umane dinnanzi ad una natura sconfinata. 

2. MARIO CALVINO, UN RIVOLUZIONARIO TRA LE PIANTE
Tito Schiva (1997) 
La biografia di un grande personaggio che grazie alla sua curiosità e passione ha dato un forte impulso alla floricoltura italiana, e che con l'autore stesso ha influenzato la mia vita.

3. IL CATINO DI ZINCO
Margaret Mazzantini (1994)
Puro e toccante sentimento senza sentimentalismi. Una spregiudicata e semplice realtà.

Luca, che dire? Ti sei descritto e commentato da solo attraverso le tue scelte; scelte che sprigionano profondità, cura e delicatezza; non solo per piante e fiori ma anche per l'animo umano. Grazie di avermi ricordato il Nobel Doris Lessing, che da tempo avevo in mente di leggere. 

giovedì 12 aprile 2018

ULLAPOOL CHRONICLES: THE BOOKSHOP


THE CEILIDH BOOKSHOP

È bello anche il nome della libreria, ci tengo a dirlo: già, perché "Ceilidh", in gaelico, si utilizza per descrivere quei ritrovi a casa di amici o vicini che si era soliti fare un tempo, dopo cena e soprattutto nei paesini rurali; questi ritrovi erano scanditi da poesie, racconti, chiacchiere, talvolta danze. Qui avvengono ancora, in chiave moderna. La libreria è infatti parte di una struttura che è anche locanda e pub, sede perenne di eventi culturali mirati all'aggregazione. Io sono arrivata durante la settimana della musica e ogni sera il luogo si riempiva di un gruppo di musicisti scozzesi che suonavano intorno ad un tavolo, ad oltranza. 
Le prime due settimane in libreria sono volate: capire le sezioni in cui è divisa (un intero lato è dedicato a storia, paesaggi, poesia e fiction scozzesi, ed è quello che va per la maggiore), spacchettare i cartoni con libri nuovi, leggersi le trame e la storia di autori fino ad allora sconosciuti, notare i gusti di clienti che "non avresti mai pensato...". Tra gli incontri più interessanti: 
- famiglia scozzese, tutti coi capelli meravigliosamente arancioni, con tre figli che vogliono solo comprare libri. Il marito è un libraio. Quando si mette in viaggio questa famiglia fa almeno una tappa nelle librerie indipendenti dei paesi che visita, e compra libri. 
-(affascinante) alpinista probabilmente in arrivo da due notti in tenda nelle Highlands e che, nonostante uno zaino in procinto di esplodere, compra tre libri sui sentieri della montagna.
- signora anziana che si ricorda come fosse ieri di un soggiorno in Italia nel '75 e mi chiede: "Any chance you're from Turin?" mentre le brillano gli occhi.
- ragazzino che mi parla della sua passione travolgente per la lettura e m'intona un canto gaelico per cinque minuti davanti alla cassa.
- autrice di un libro che sarà presente al Festival Letterario di Ullapool.
- donna molto in carne ma bellissima che compra i biglietti per quasi tutti gli autori presenti al Festival. Mi svelano che era una bravissima musicista e suonava il violino in un gruppo che doveva aprire un tour dei Nirvana la settimana prima che Kurt Cobain si suicidasse. Sembra che lui l'avesse definito il suo gruppo folkloristico preferito.

La libreria è piccola ma molto accogliente. I libri scelti hanno contenuti di qualità ed è un aspetto che molti clienti riconoscono; è un piacere sentirlo. Così come è un piacere sentire che è il posto in cui dovevi essere. 






sabato 7 aprile 2018

LA TUA LIBRERIA: ENRICO






Io lo sapevo che poi uno ci prendeva la mano... Soprattutto i miei compagni delle superiori: che si sarebbero scelti il titolo per la loro libreria, le citazioni preferite, addirittura la libertà di spaziare nei commenti. Così ha fatto il mio caro Enrico (detto anche Ombry). E così io lascerò la sua "confessione". Che noi i pensieri ce li siamo sempre scambiati così tra i banchi di scuola: senza filtri, a ritmo libero, con calma. La parola al musicista:

LIBRERIA DI UN VIAGGIATORE 

Premetto: sono diventato un “lettore seriale” solo dopo le superiori, periodo in cui vivevo ancora i libri come un’imposizione al pari dei compiti di matematica. Per accendere la scintilla ci vollero un leggero intervento in day hospital che mi costrinse in casa per qualche giorno e Luis Sepùlveda. Avevamo passato il giro di boa del 2000 solo da un paio d’anni ed eravamo ancora in epoca pre-social media, pre-smartphone, pre-tutte quelle cose che oggi, nel bene e nel male, ci impediscono di annoiarci.
STORIA DI UN KILLER SENTIMENTALE è un libro corto, agile, che dal niente divorai in una mezza giornata di metà luglio. Da lì non potevo più tornare indietro. Ne volevo ancora.
Anni prima, mosso da chissà quale istinto, in un mercatino di Vernazza avevo comprato AVERE E NON AVERE di Ernest Hemingway. Lo cominciai appena finito con Sepùlveda e fu la porta di accesso alla letteratura americana del ‘900: dal concetto di génération perdue espresso da Gertrude Stein negli anni ’20, a quel piccolo capolavoro degli anni ’80 che è LE MILLE LUCI DI NEW YORK di Jay McInerney, passando per Faulkner, Capote, la Beat Generation e diverse digressioni nella letteratura inglese contemporanea, un libro sul mio comodino non è mai mancato.
Gli anni passarono, cominciai a consumare anche libri di non-fiction e contemporaneamente la vita cambiò: cominciai a viaggiare per lavoro e, per mere ragioni di spazio e peso, non mi era possibile portare più di un libro con me. È da queste restrizioni che nacque l’esigenza di trovare alternative per non inciampare sulla necessità di scegliere solo un titolo, con il rischio di sbagliare o di finirlo prima di essere tornato in Italia.
La mia "Libreria da viaggiatore" è un insieme di e-book che mi hanno tenuto compagnia negli hotel, negli aeroporti, sugli aerei, nelle stazioni dei treni, in tutti quei luoghi in cui si transita e in cui, forzatamente, si ha tempo per lavorare, imparare, informarsi o semplicemente riflettere: luoghi in cui, a volte, all'attesa si unisce la ricerca di un’indicazione per raggiungere la prossima meta, sia essa un luogo o un obiettivo.

1. EMINENT HIPSTERS
Donald Fagen (2013)

“You’ll find that many chapters in this book are about people and things that intersected with my life when I was a kid. I apologize up front: I tried to grow up. Honest. Didn’t quite happen. I guess I’m someone for whom youth still seems more real than the present, or the half century in between. And why not? I’m deeply underwhelmed by most contemporary art, literature, music, films, TV, the heinous little phones, money talk, real estate talk, all that stuff.”

Donald Fagen è un musicista che, insieme al recentemente scomparso Walter Becker, ha dato vita alla band pop/jazz Steely Dan agli inizi degli anni ’70 per poi intraprendere la carriera solista negli anni ’80. Fagen porta il lettore in un universo organizzato in capitoli che spazia da minuziosi racconti sui gruppi che lo hanno influenzato, all’essere bambini in America durante l’esplosione della moda della fantascienza negli anni ’50 (che altro non era che un’allegoria della guerra fredda), passando per un’intervista a Ennio Morricone fatta proprio da Fagen nel 1989 per la rivista Premiere, e da un resoconto in forma di diario riguardante un tour fatto nel 2012 insieme ad altre vecchie glorie della musica americana. Il tutto condito con aneddoti, racconti e riflessioni. Anche se non è propriamente un’autobiografia (richiama per certi versi la struttura dello splendido Chronicle Vol.1 di Bob Dylan), tutto ciò che per Fagen ha avuto un peso o un impatto (compresa la morte di John Lennon) trova spazio in questo libro dal ritmo serrato e intriso di sarcasmo mai posto a caso che mantiene viva l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina.

2. HOUSE OF CARDS – TRILOGY
Michael Dobbs (1989)

“La verità è come un buon vino. Spesso la trovi infilata nell'angolo più buio di uno scantinato. Ti ci devi imbattere per caso. E devi anche darle una spolveratina, prima di riportarla alla luce e cominciare a usarla.”

La serie House of Cards non è nata da Netflix, ma trova le sue origini in Inghilterra, in una trilogia di libri iniziata nel 1989 e poi trasformata in una serie tv per la BBC nel 1990. Il suo autore, Michael Dobbs, ha ricoperto il ruolo di capo dello staff del partito conservatore e vicepresidente del partito tra la seconda metà degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90. La trama è risaputa: all'indomani delle elezioni vinte dal suo partito, il chief whip Francis Urquhart (non Underwood come nella versione di Netflix) non riceve dal neo-eletto primo ministro il ruolo di prestigio a cui ambiva. Visti gli anni di fedele servizio e l’endorsement concesso al vincitore durante le elezioni, Urquhart mette in moto una serie di intrighi al fine di far cadere il governo. Ciò che mi ha colpito del primo libro e che mi ha portato a leggere gli altri due, non è la vetrina di sotterfugi macchinati dal protagonista per raggiungere i suoi obiettivi: Urquhart è un anti-eroe eroso prima dal desiderio di vendetta e poi dal potere. Certamente non un personaggio da prendere come esempio. Ciò che mi ha colpito è lo spaccato della vita politica descritta da Dobbs (nonostante sia sicuramente romanzata più del dovuto), la tensione che permea da molte situazioni e la regola non scritta dell’understatement, secondo cui ogni parola, frase, azione o reazione dev'essere sempre valutata attraverso il filtro di un’interpretazione che in molti casi può benissimo cominciare da una semplice domanda: cui prodest? (“A chi giova?”)

3. FANTOZZI, RAG. UGO 
Paolo Villaggio (edizione del 2013 contenente il saggio il Fantozzi della lingua italiana, Stefano Bartezzaghi)

“Nel mese di maggio ha luogo la famosissima Fiera Campionaria di Milano. Giunse notizia alla società che c’era la possibilità di visitarla, a condizioni economiche favorevolissime. […] All’ingresso Fantozzi radunò il gruppo e disse: ‘Stiamo sempre uniti!’. Ed entrarono… persero immediatamente i contatti. […] Filini, che aveva lasciato il portafoglio alla moglie, intorno a mezzogiorno fu costretto all’accattonaggio più umiliante per un tozzo di pane. Molti approfittarono dell’occasione per lasciare definitivamente la famiglia e fuggirono nella lontana Erzegovina. […] Ogni tanto c’erano dei commoventi incontri con le famiglie, con abbracci e scene d’entusiasmo […] Le visite ai padiglioni si facevano più che altro nella disperata ricerca delle famiglie e del proprio gruppo.”

Fantozzi è un personaggio che lo stesso Villaggio amava e odiava, ma più che altro odiava. Credo sia anche per questo che il suo autore gli ha fatto subire ogni tipo di umiliazione e che nonostante questo, a volte passa dall’essere vittima a carnefice, spesso fra le mura domestiche. Non mi ha mai mosso a compassione. Difficilmente ho incontrato opinioni tiepide riguardo al ragioniere: o si ama o si odia. Credo tuttavia che una cosa si possa dire con certezza: se ci si ferma all’analisi del personaggio singolo e alle indicibili sofferenze da lui subìte, si torna a casa con una visione molto limitata dell’universo fantozziano. Perché di universo si tratta: Villaggio ci mostra il mondo visto con i suoi occhi anticonvenzionali, uno spaccato della realtà italiana grottesco dove “megalomani rampanti e titoli onorifici in maiuscolo (Direttore Generale, Siderale, Megadirettore Galattico, Direttore Arcangelo, Sua santità il Signor Dott. Ing. Grand. Uff. Lup. Mann. Direttore Naturale di tutto, ecc…)” fanno da padroni, dove alla festa della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare i dipendenti di basso grado della Megaditta vengono invitati “con ambiguo spirito democratico” e gli invitati più altolocati sembrano essere su posizioni politiche maoiste mentre il cameriere vota partito liberale perché “Se cambiano le cose qui, mi dice lei come faccio a vivere?”. Inoltre l’universo alienato di Fantozzi parla una lingua sua, un italiano parallelo che però negli anni è diventato di uso comune: lemmi come l’anteposto aggettivo, ad esempio “l’implacabile costume ascellare”, termini come appunto “implacabile” o “tragico” (che può qualificare qualsiasi cosa, come un “tragico tre bottoni blu scuro di lana pesantissimo”) ci suonano familiari nel loro particolare uso fantozziano, e magari a volte ci aiutano a sorridere delle nostre piccole tragedie.

Grazie Enrico, prima che per i libri, per aver sempre fatto le cose "a modo" quando ti sono state chieste (soprattutto dagli amici); con impegno e dedizione, non come i compiti di matematica. Bellissima l'introduzione e invitanti le descrizioni di tre libri che non conoscevo ma che hai presentato egregiamente. Vuoi venire al mio posto che io vado a leggere Fantozzi? 

giovedì 5 aprile 2018

ULLAPOOL CHRONICLES





LA LIBRERIA E IL VILLAGGIO

Che la Scozia non mi avrebbe abbandonato lo sapevo. Ma di finire nel più remoto villaggio di pescatori delle mie amate Highlands del Nord non me lo aspettavo. Cercavo un lavoro in libreria e, da Ullapool, mi rispondono che stanno reclutando personale. Vengo a fare il colloquio, più che altro per curiosità, ma m'innamoro della Ceilidh Bookshop e del luogo. Quando mi comunicano l'esito, ho due giorni per decidere se andare, e meno di un mese per fare i bagagli e trasferirmi. Lo faccio. Ed è per questo che oggi sono qui, sistemata in un minuscolo "cottage" nel giardino di Polly, da quasi una settimana lavoro nel luogo dei miei sogni, e domani sarà anche il primo giorno in cui sarò completamente da sola a gestire tutto. L'emozione è a mille. Delle avventure in libreria vi racconterò un giovedì sì ed uno no. In quelli no, vi parlerò di alcuni abitanti. Perché, si sa, ogni libreria che si rispetti sorge in un villaggio. E ogni villaggio ha la sua storia, fatta anche delle persone che ci vivono. Che hanno le loro storie. O i loro segreti.
Benvenuti a Ullapool