#thesleepyhamlet

sabato 16 dicembre 2017

LA TUA LIBRERIA: FABRIZIA

"Nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle."

- Gustave Flaubert, Madame Bovary (1856)







AVVOLGENTE

Ricevere la libreria di oggi è stato più che un onore. Appartiene alla mia professoressa di francese delle scuole superiori. Lo spazio
dedicato alla lettura e ai suoi libri (uno degli spazi) mi ricorda moltissimo la sua persona; me la immagino addirittura mentre è alle prese con un testo.

Costretta a sceglierne tre, i libri che Fabrizia ha definito meravigliosi sono:

1. LES MOTS
   Jean Paul Sartre (1963)
Celebrazione della lettura; di tutti quei mondi alternativi che i libri creano e attraverso cui proviamo a salvarci. È la storia autobiografica di un'infanzia trascorsa rinchiuso nella mastodontica biblioteca del nonno, apparentemente al riparo dal mondo esterno, più realisticamente in cerca di amici che trova nei testi. Ma è soprattutto una storia sul proprio rapporto con le parole. L'incontro tra la lettura e Sartre avviene prestissimo, a circa quattro anni, ma quest'opera viene scritta a quasi sessanta e, a posteriori, l'autore non descrive la sua giovinezza come un momento idilliaco
Scrittore e filosofo esistenzialista d'immensa portata, Sartre rifiuterà il nobel nel 1964, rimanendo per molti (giovani) il simbolo della ribellione e dell'anticonformismo del Dopoguerra. 
2. MADAME BOVARY
   Gustave Flaubert (1856)
La prima pubblicazione del testo sulla Revue de Paris viene censurata per "offese alla morale pubblica e religiosa". La vicenda s'ispira ad un fatto realmente accaduto all'epoca in una cittadina della Normandia: una giovane donna, dopo una vita di tradimenti al marito, si toglie la vita con del veleno. Romanzo di una tragicità sublime, si rivela essere un affresco sociale e psicologico di un paese di provincia. Emma Bovary si divide tra la ricerca di un mondo romantico e letterario che desidera da sempre, e la vita vera, che è quella, appunto, di provincia, al fianco di un uomo buono ma che non le da stimoli. Flaubert crea un manifesto contro le convenzioni che ha moltissimo da dire anche ai nostri tempi e che fa emergere turbamenti e tensioni psicologiche appartenenti non solo alla protagonista e allo scrittore ma, nel più profondo, ad ognuno di noi.

3. L'ÉTRANGER
   Albert Camus (1942)
Ambientato ad Algeri. Seguiamo da vicino, perché raccontate in prima persona, le (poche) vicende di Mersault: talmente da vicino che risulta quasi impossibile non identificarsi in lui. E con Mersault si vive la sensazione di indifferenza alle cose, alle persone, alla vita. Il protagonista si renderà colpevole di un fatto tragico e senza via d'uscita che farà emergere l'assurdità dell'esistenza umana e la sensazione di totale alienazione. Dirompente la forza narrativa di Camus nel trasmettere attraverso le parole i pensieri più veri che si scatenano nell'individuo, anche quando quest'ultimo conduce una vita che dall'esterno appare "normale".

Tre romanzi forti, tre lotte alle convenzioni sociali che opprimono da sempre la persona, tre autori all'avanguardia. Soccombo al mio debole per Camus e ricordo ancora quando L'Étranger ci venne assegnato in adolescenza come lettura estiva. L'ho compreso più tardi e non me ne sono più liberata.








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