#thesleepyhamlet

sabato 21 aprile 2018

LA TUA LIBRERIA: CLARA

'What's your name?' Leon said, when what he meant was - may I love you for ever? And she told him.

- Tony Parson, Stories We Could Tell (2005)




OH, SO BRITISH!

Clara, classe 1983, anno d'incroci astrali eterni.
Dalle medie ad oggi non me lo ricordo un momento importante in cui lei non sia stata presente. A quattordici anni m'insegna a guidare il motorino, che mi verrà comprato quando ormai i miei coetanei stanno per prendere la patente; lo considero uno di quei fatti della vita che equivale ad una promessa di matrimonio: il sigillo di un connubio. 
Ci pensa lei a presentarsi, che con le parole è sempre stata bravissima. Dell'aspetto della sua libreria posso dire che la rispecchia: amante del modernariato (non poteva capitare ambientazione migliore in occasione del Salone del Mobile), appassionata di alcuni aspetti della cultura britannica, d'impatto (nel senso che non puoi evitare di fermarti ad ammirarla).

Autobiografia della protagonista di oggi e delle sue tre scelte: 

"Il mio primo amore, più che la lettura, è stata la scrittura. Dal diario segreto regalatomi da una prozia lontana, ai tempi della scuola, l'unica verifica che non temevo ma anzi attendevo con impazienza. Fino ai progetti minuziosamente costruiti assieme alla mia migliore amica sopra il muretto del canale, per scrivere un libro sul nostro paese e tutti gli intricatissimi segreti che lo popolavano; a 14 anni ti sembra davvero che quella sia la ricetta perfetta per sfornare un bestseller internazionale. Poi, per mancanza di tempo, di ispirazione e più semplicemente di talento, ho iniziato ad innamorarmi di ciò che gli altri scrivevano. Senza un genere preciso: per raccomandazione, per la grafica della copertina, per citazione in altri libri, film o canzoni e a volte perché semplicemente trovati, da qualche parte. Così mi sono costruita il mio gusto letterario, per niente raffinato o coerente, ma mio. E così è anche la mia scelta dei 3 libri, non delle più ricercate, forse ci sono stati libri che mi sono anche piaciuti di più, ma questi sono quelli che, in questo preciso momento della mia vita, sento mi rappresentino maggiormente.

1. La casa degli spiriti 
Isabel Allende (1982)

Mai avrei creduto di appassionarmi ad una saga famigliare. Ho provato per mesi a terminare "Cent'anni di solitudine" senza successo (lo so, sacrilegio!) ma sarà stato leggerlo in lingua originale, un illuminante professore universitario che illustrava il Realismo Magico in maniera coinvolgente o l'omonimia con una delle protagoniste, ma il libro mi ha rapita. Perché la famiglia di ognuno di noi è in fondo una saga, con i suoi drammi, gli scandali, i segreti e l'amore più totalizzante che esista. Per quanto si fugga le radici riaffiorano sempre, per abbracciarci o strangolarci, in base a come ci si rapporta con esse.

2. Stories We Could Tell
Tony Parson (2005)

Questo libro l'ho scelto su una bancarella per il titolo (e ok, perché sulla copertina c'è una Union Jack). L'autore riprende quel titolo da una canzone, ma io da una frase simile sono stata a lungo ossessionata e ancora, ciclicamente, lo sono: la paura, il terrore di una vita piatta, dell'anonimato, di non avere, arrivata ad un'età X, "storie da raccontare". La notte in cui si svolge il libro è invece piena di avvenimenti, ambientata nella Londra di fine anni '70, avvolta da quella musica che tanto amo, il tutto nella continua tensione tra voglia di regolatezza e serenità e paura dell'immobilismo. Story of my life.

3. La vita davanti a sé 
Romain Gary (1975)

Questo volume invece me lo ha regalato la mia migliore amica, la stessa con cui fantasticavo di imbastire un duo letterario al liceo. Lo ha comprato la scorsa estate in una libreria indipendente del mio attuale paese, in un periodo per me un po' difficile. Ce lo ha consigliato un libraio pervaso dall'ennui de vivre ed il cinismo, il quale, mentre noi ci guardavamo intorno, illustrava solennemente ad una bambina di 8 anni come il libro che aveva scelto fosse in realtà sopravvalutato e sorretto solo dalla pachidermica macchina pubblicitaria della propria casa editrice: inutile dirlo, è stato amore. E infatti ci ha beccato in pieno, dopo un secchissimo scrutinio dei miei gusti ha estratto, secondo una catalogazione conosciuta solo a lui, il libro di questo scrittore tra il dandy e il gotico. Parla di un bambino arabo cresciuto a Parigi da una ex prostituta ebrea ora obesa, ma raccontato dalla voce del bambino stesso, in uno stridere continuo tra il grottesco di quelle circostanze e l'ingenuità del protagonista, dimostrando che si può sopravvivere anche alla sofferenza apparentemente più insostenibile.

Scopro dai libri scelti il livello di conoscenza che ho di alcune persone, ed è rassicurante, come i punti fermi della propria vita. La famiglia, la musica, il sarcasmo: queste le tre parole che mi parlano di te, in relazione ai titoli che hai dato. E in ogni storia che proponi c'è, più o meno nascosto dagli strati che la vita ha costruito, il concetto d'infinita bellezza che ti porti dietro dalle versioni di latino: "per aspera ad astra".   


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